“Per soli 8 milioni un creditore ha chiesto al Tribunale la liquidazione giudiziale di Seri Industrial e della sua controllata FIB, ossia quel socio privato che Eni ha scelto per realizzare la gigafactory che dovrebbe sostituire la chimica di base a Brindisi. Il partner su cui abbiamo chiesto a un territorio in piena emergenza sociale di riporre ogni speranza, oggi è nuovamente al centro di forti dubbi che attengono alla sua effettiva solidità.”
Così Claudio STEFANAZZI, deputato salentino del Partito democratico.
“Dubbi – continua il dem – che erano stati già avanzati da Invitalia quando, in un’altra occasione, ha impugnato in tribunale il bilancio di una società del gruppo, parlando di rettifiche illegittime e ingiustificate. Nel frattempo, si apprende che il gruppo si prepara a uscire dalla Borsa, cioè a rendere ancora meno trasparenti i propri conti proprio mentre maneggia centinaia di milioni di risorse pubbliche. La domanda è semplice e occorre farla ad alta voce: si può fondare il rilancio di Brindisi su presupposti del genere? Chi ha verificato, e quando, l’affidabilità di questo partner prima di legare il destino di migliaia di lavoratori?”
“Eni assuma direttamente la responsabilità dell’investimento davanti alla città perché Brindisi ha già dato: ha spento gli impianti, ha perso posti di lavoro, ha accettato la promessa. Ora pretende garanzie vere e non le solite scatole cinesi”, conclude STEFANAZZI.