Caro materiali, Contessa (Ance Brindisi): l’allarme di Webuild conferma ciò che denunciamo ogni giorno nei cantieri. Ora servono risorse e regole certe

Il problema posto da Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, è reale e non riguarda soltanto il maggiore operatore italiano delle costruzioni o le grandi opere. Riguarda tutte le imprese del settore, comprese le piccole e medie aziende che ogni giorno lavorano nei cantieri pubblici. Lo dichiara il Presidente di Ance Brindisi Angelo Contessa, intervenendo sul tema degli extracosti e della sostenibilità economica degli appalti pubblici sollevato in queste ore.

È la battaglia che combattiamo quotidianamente con RUP e Direttori dei Lavori che, troppo spesso, decidono di “interpretare” norme che dovrebbero invece essere applicate, finendo per non riconoscere alle imprese quanto è dovuto per legge: dal SAL bis previsto dal DL Aiuti alla revisione prezzi prevista dal Codice dei Contratti.

Su questa problematica è già intervenuto nei giorni scorsi il Presidente di ANCE, Antonio Ciucci, che sta seguendo personalmente la questione, a dimostrazione di quanto il tema sia urgente e riguardi l’intero sistema delle costruzioni: dalle grandi aziende alle migliaia di piccole e medie imprese che operano quotidianamente sui territori.

Dobbiamo poi ribadire un principio semplice: i costruttori sono il braccio operativo dello Stato nella realizzazione delle opere pubbliche e, proprio per questo, devono essere messi nelle condizioni di lavorare in un quadro di sostenibilità economica. È normale e legittimo che un’impresa produca utili: l’utile non è un privilegio, ma la condizione per continuare a fare impresa. Senza un’adeguata remunerazione non si investe, non si assume, non si innova e non si possono garantire nel tempo occupazione, sicurezza e qualità delle opere.

Bene fa quindi il Governo Meloni, e bene fa il ministro Matteo Salvini, ad occuparsi e preoccuparsi concretamente del problema. Ora occorre trovare le risorse finanziarie necessarie e fare in modo che le norme già esistenti vengano applicate in maniera chiara, uniforme e tempestiva, senza interpretazioni penalizzanti per le imprese.

Perché dietro un cantiere non c’è solo Webuild: ci sono migliaia di piccole e medie imprese, migliaia di lavoratori e le loro famiglie. È un’intera filiera che va tutelata, se vogliamo realizzare le opere di cui il Paese ha bisogno.

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