Al Chiostro dei Minori Osservanti la musicista ha raccontato la genesi dell’album “Diatomee” nel format “Sedioline” dell’associazione Scià
Fasano (BR), 19 ottobre 2026 – Sabato 17 ottobre, con il patrocinio del Comune di Fasano, il Chiostro dei Minori Osservanti ha accolto il quarto appuntamento di Sedioline, il ciclo di listening party ideato dall’associazione SCIÀ.
Come prevede il format, che affida alla conversazione il racconto di come nasce un disco, la cantautrice Rossana De Pace ha presentato Diatomee, il suo primo album, prodotto con Taketo Gohara e uscito quest’anno per Universal. A dialogare con lei c’erano Mariachiara Gianfelice e Giovanni Caramia, in un paesaggio botanico allestito nel chiostro da Nataly Troìa per Florami.
Al centro dello spazio un pothos, collegato a un sensore che ne converte gli impulsi elettrici in musica, ha introdotto l’incontro prima ancora che cominciasse la conversazione, e ha continuato poi ad accompagnare il dialogo. È la stessa tecnica usata per il disco, in cui le parti di synth e archi sono suonate con le frequenze delle piante che De Pace ha raccolto in un mese di residenze artistiche. «Tutto ciò che vibra può suonare, perché si traduce in hertz e quindi può produrre una nota» ha spiegato. «E tutto ciò che è vivo vibra: quindi tutto ciò che è vivo può suonare. Per questo la musica è la cosa più vicina alla vita che conosciamo».
Alla natura il disco guarda fin dal titolo. Le diatomee sono microalghe unicellulari i cui gusci fossili, sollevati dal vento nel deserto del Ciad, attraversano l’Atlantico fino a fertilizzare la foresta amazzonica, e per De Pace ogni canzone dell’album è una diatomea che ha viaggiato tra habitat diversi. Le diatomee sono anche un’immagine della forza collettiva: prese singolarmente sono organismi microscopici, ma nel periodo della fioritura, quando proliferano tutte insieme, tingono gli oceani di macchie visibili perfino dallo spazio. Da qui la conversazione si è allargata all’intersezionalità delle lotte, all’importanza della partecipazione e al bisogno di spazi alternativi per fare cultura e musica, e per incontrarsi.
De Pace ha raccontato anche che cosa significhi, per le musiciste, lavorare in un ambiente ancora dominato dagli uomini. «Si crede che le cantautrici siano poche, e che quando siamo su un palco siamo un’eccezione alla regola» ha detto. «Non è assolutamente vero. Ci sono dinamiche nella discografia che ostacolano le donne che scrivono». Per contrastare il gender gap nella musica, nel 2021 a Torino ha fondato con Francamente, Anna Castiglia, Irene Buselli e Cheriac Re il collettivo femminista di cantautrici Canta Fino a Dieci.
L’artista ha poi presentato il piccolo fumetto che accompagna l’album, edito da Altreconomia con i suoi testi e le illustrazioni di Chiara Piccinno. Disco e fumetto formano un progetto crossmediale, in cui le tavole espandono i contenuti delle canzoni e ne approfondiscono il significato.
Dopo la chiacchierata, davanti a un pubblico numeroso e attento, De Pace ha eseguito quattro brani in versione acustica. Tra questi Madre Padre, la canzone dedicata ai genitori, che riflette sulle ferite tramandate di generazione in generazione e sulla possibilità di interromperne il passaggio. L’artista l’ha introdotta ricordando la prima volta in cui i genitori l’hanno ascoltata: nel settembre 2025, in piazza del Plebiscito a Napoli, sul palco di «Pino è – Il viaggio del musicante», la manifestazione in cui è stata proclamata vincitrice assoluta del Musicante Award – Premio Pino Daniele.
Alle persone presenti la cantautrice ha fatto, infine, un piccolo regalo: una carta estratta da un mazzo da lei realizzato, con il verso di una delle canzoni dell’album. Un frammento di Diatomee che, come le microalghe da cui prende il nome, continua a viaggiare.