D’Aprile: “È tempo di decisioni coraggiose”

L’ennesima pagina desolante andata in scena nell’aula consiliare di Palazzo di Città in questi giorni offre una fotografia nitida quanto spietata del presente politico brindisino. Tra accuse incrociate, minacce striscianti, attacchi personali e la retorica scadente di quella che molti hanno definito una “farsa”, la massima assise cittadina ha mostrato il volto peggiore di una classe dirigente sempre più sradicata dai bisogni reali della comunità.

Un dibattito istituzionale svilito a regolamento di conti, dove l’invettiva sostituisce la visione e il rumore di fondo soffoca ogni proposta. E’ la rappresentazione plastica di un decadimento sociale e culturale che non si può più fingere di non vedere, un degrado che sembra aver eroso persino il senso della misura e del rispetto per il luogo di rappresentanza democratica.

“Quando il dibattito democratico scade nell’invettiva e nella minaccia, non sono i partiti a perdere, ma la dignità della città intera”.

Sarebbe comunque fin troppo facile, oggi, puntare il dito esclusivamente contro l’attuale maggioranza e chi guida l’amministrazione comunale. La verità è che il pantano in cui versa Brindisi ha radici assai più profonde ed estese.

La responsabilità dello stato di cose presente è trasversale e diffusa: appartiene tanto a chi governa oggi quanto a chi ha amministrato ieri, così come ad una opposizione che spesso non sa farsi alternativa costruttiva ma scivola nel medesimo linguaggio del rancore.

Negli ultimi decenni, trasversalmente ai colori politici e alle alternanze di governo si è smarrita la visione strategica di una città industriale e portuale che necessita di riconversione e rilancio; si è rinunciato alla meritocrazia, sacrificando la qualità tecnica delle scelte amministrative sull’altare del consenso spicciolo o delle logiche d’appartenenza; si è impoverito il tessuto culturale e civico, tollerando una progressiva assuefazione al degrado e all’emergenza permanente.

Brindisi appare oggi in affanno sotto ogni profilo: economico, sociale, ambientale e reputazionale. Continuare a scaricarsi le colpe a vicenda è un esercizio sterile che non offre uno straccio di soluzione a un territorio prostrato.

Se il fondo è stato toccato, l’unica opzione rimasta è risalire. Ma per farlo non serviranno i soliti slogan da campagna elettorale permanente né i rimpasti di facciata.

Serve una vera e propria ancora di salvataggio, un establishment politico/amministrativo fondato su criteri radicalmente differenti:

  • Affidare la macchina complessa dell’amministrazione e della programmazione a figure che abbiano curriculum, esperienza ed effettive capacità gestionali, capaci di intercettare opportunità finanziarie, fondi europei e progetti di sviluppo reale;
  • Un rigore morale inderogabile che restituisca decoro e fiducia alle istituzioni cittadine;
  • Un’alleanza di responsabilità civica che metta insieme le migliori energie della città, prescindendo dalla matrice o dall’etichetta politica di provenienza, per un obiettivo comune prioritario: la salvezza ed il rilancio di Brindisi.

Soltanto un sussulto d’orgoglio e la chiamata a raccolta delle energie più qualificate potranno spezzare la catena di questa rassegnazione. Non si tratta di un banale “cambiamento di casacca”, ma di un cambio di paradigma: restituire alla politica cittadina il peso della responsabilità e la dignità del rigore.

Brindisi non può più permettersi di essere spettatrice muta della propria decadenza; il riscatto passa dall’audacia di mettere al bando il dilettantismo e da un patto d’onore tra chi ha davvero le competenze per guidarla.

Il tempo delle giustificazioni è finito, quello delle decisioni coraggiose è adesso.

Francesco D’Aprile

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