AUTOTRASPORTO, STEFANAZZI (PD): DA SALVINI NESSUN MIRACOLO, SOLO SOLDI DOVUTI DA MESI. PICCOLE IMPRESE DEL SUD RESTANO FUORI. PRESENTATA INTERROGAZIONE
Roma, 21 Ott. – “Il ministro Salvini presenta come una conquista il cosiddetto “miliardo” per l’autotrasporto, ma basta mettere in fila i numeri per capire che non c’è nessuno sforzo aggiuntivo del Governo. C’è soltanto il pagamento, tardivo, di somme che le imprese attendono da mesi e che spettano loro per legge. Nel frattempo i blocchi proseguono in Puglia, Calabria e Campania, gli scaffali dei supermercati si svuotano e il mondo agricolo pugliese parla apertamente di rischio paralisi”.
È quanto dichiara il deputato del Partito Democratico Claudio Stefanazzi, componente della Commissione Finanze della Camera, che annuncia il deposito di un’interrogazione parlamentare sulla questione.
“Ricostruiamo i fatti. Il credito d’imposta sul caro gasolio nasce con il decreto-legge 33 di marzo, con 100 milioni. A maggio, per scongiurare il primo fermo nazionale, il Governo lo porta a 300 milioni e poi lo estende ai consumi fino ad agosto. Già il 7 ottobre, durante il question time, lo stesso Salvini parlava di circa 31mila domande e di oltre 430 milioni a disposizione. Le risorse “sbloccate” ieri sono quindi, in larghissima parte, quelle relative a domande che le imprese hanno presentato mesi fa, anticipando di tasca propria i rincari. Gli unici soldi davvero nuovi sono 50 milioni. Quanto ai 590 milioni per il rinnovo del parco mezzi, erano già stati annunciati due settimane fa e sono spalmati su più anni, fino al 2031. Sommare stanziamenti annuali e pluriennali per arrivare a una cifra tonda da titolo di giornale è la solita inutile propaganda. D’altronde, a dirlo sono le stesse associazioni che hanno lasciato il tavolo”.
“C’è poi un problema più grave, che il Governo continua a ignorare: queste misure non sono per tutti. Il credito d’imposta è riservato alle imprese che utilizzano mezzi pesanti di classe Euro 5 ed Euro 6. Restano fuori, quindi, proprio le imprese più piccole e più fragili: quelle che fanno distribuzione locale, che lavorano con mezzi più leggeri o meno recenti perché un camion nuovo non possono permetterselo, che fanno rifornimento al distributore come qualsiasi cittadino e che non recupereranno un solo centesimo dei rincari. Parliamo di una platea enorme, in un Paese in cui oltre il 40% dei camion circolanti è ancora precedente all’Euro 4. Il risultato è paradossale: si aiuta chi ha già avuto la forza di investire e si lascia senza alcuna tutela chi è rimasto indietro. Ed è una divaricazione che ricalca, ancora una volta, quella tra Nord e Sud: da una parte le grandi flotte che coprono le tratte di lunga percorrenza, dall’altra il tessuto di piccole aziende del Mezzogiorno che garantiscono le consegne nei nostri territori. Non è un caso se è proprio al Sud che la protesta non si ferma”.
“Come se non bastasse, ci arrivano segnalazioni di imprese che da stamattina non riescono a utilizzare la piattaforma telematica necessaria per rendere operativo il credito e portarlo in compensazione con le scadenze fiscali di novembre. Aziende e commercialisti che provano per ore senza riuscire a caricare la documentazione richiesta. Dopo mesi di attesa, si chiede alle imprese di correre e poi le si lascia sbattere contro un sistema che non funziona. Insomma, di male in peggio”.
“Il Governo risponda all’interrogazione presentata su queste questioni e poi torni al tavolo con proposte vere e strutturali, non con il riepilogo di impegni già presi. Serve un sostegno mirato alle piccole imprese oggi escluse dal credito d’imposta e un piano di rinnovo del parco mezzi accessibile anche a chi non ha le spalle larghe. Perché senza autotrasporto si ferma il Paese, ma senza le piccole imprese dell’autotrasporto si fermano soprattutto il Sud e le sue filiere agroalimentari”.