Ero quasi convinto che la Gigafactory, attraverso la collaborazione
tra Eni e Seri, potesse rappresentare un importante elemento di
forza, necessario a sostenere lo sviluppo industriale e il
cambiamento del nostro territorio.
Alla luce, però, degli ultimi fatti, ritengo che Eni, in quanto
promotrice e garante del progetto, debba assicurarsi il pieno
controllo della gestione societaria di Seri, acquisendone le quote e
assumendo la responsabilità diretta della conduzione del progetto.
Inoltre, Eni deve individuare, insieme al Governo, una soluzione
per la vendita del cracker, elemento fondamentale per il futuro
della chimica a Brindisi.
Tutto questo è necessario per garantire un futuro ai lavoratori
diretti e indiretti, alla cittadinanza e all’intero sistema economico
brindisino.
Ma mi chiedo: chi sta gestendo la transizione energetica a
Brindisi?
I gruppi industriali sono fermi, le imprese sono costrette a restare a
casa e sono pochi i lavoratori che hanno la possibilità di trovare
un’occupazione altrove, spesso lontano dal proprio territorio e
dalle proprie famiglie.
Ho l’impressione che Enel sia riuscita a mettere a tacere un po’
tutti, lasciando nell’oblio e chiudendo in cassaforte tutto ciò che
aveva rappresentato e confermato, anche nel corso delle riunioni
tenutesi presso Confindustria.
Mi piacerebbe capire chi stia realmente seguendo questa
importante fase di svolta, tanto auspicata e perseguita anche da
personaggi che, a mio avviso, poco hanno a che fare con il sistema
industriale e con le sue reali esigenze.
Oggi ci troviamo con la centrale chiusa, i dipendenti ricollocati in
altri settori e tante imprese, insieme ai loro lavoratori, senza
prospettive concrete.
Nel frattempo, in altri Paesi europei, la produzione di energia
attraverso il funzionamento delle centrali continua a rappresentare
una risorsa strategica per lo sviluppo, il benessere e la tutela
dell’occupazione.
Siamo stati noi italiani, tra i primi e con un impegno preciso nei
confronti dell’Europa, a prevedere la chiusura entro il 2025. Una
scelta le cui conseguenze, oggi, meritano una seria riflessione,
soprattutto alla luce delle difficoltà che il nostro territorio sta
affrontando.
Complimenti, Enel: il sonnifero è stato efficace e ha fatto effetto.
Brava Enel.
Scusate l’insistenza.
Tonino Licchello