C’è voluto tanto tempo, ma alla fine è bastato che scricchiolasse il rapporto con uno degli imprenditori coinvolti per far crollare il castello degli appalti all’interno della centrale Enel di Cerano. L’inchiesta è nata a gennaio, quando l’imprenditore di Monteroni Giuseppe Palma ha dato vita ad una protesta eclatante in quanto lamentava il mancato pagamento di lavori effettuati in centrale. I sostituti procuratori Milto De Nozza e Francesco Carluccio hanno cominciato a raccogliere elementi ed in questo hanno potuto fare affidamento anche sui vertici dell’azienda che hanno assicurato piena collaborazione, arrivando anche a denunciare situazioni anomale.
In pratica, Palma ha spiegato come avveniva la corruzione. In sostanza, per non dare nell’occhio (sia all’interno dell’azienda che all’esterno) gli appalti venivano concessi con forti ribassi. I cinque arrestati si occupavano di fornire la percentuale di ribasso che andava indicata in sede di gara e poi, una volta avviati i lavori, omettevano di effettuare controlli sulla qualità dei lavori svolti e, in alcune situazioni, certificavano addirittura lavori inesistenti.
In questo moto l’imprenditore aveva la possibilità di creare una “provvista” per il pagamento di tangenti che – è stato accertato dalla Procura – ammontano per il solo Palma a circa 230.000 euro tra denaro contante, assegni consegnati a parenti degli arrestati, beni mobili e immobili. Altri 50 mila euro circa andavano a finire nelle tasche dei 4 arrestati ai domiciliari. Così come ha riferito in conferenza stampa lo stesso procuratore della Repubblica Marco Dinapoli (alla sua ultima conferenza stampa), è stato disposto il sequestro di beni e denaro su conti correnti a carico degli arrestati.
Adesso – è evidente – l’inchiesta potrebbe allargarsi a macchia d’olio, soprattutto se la Procura deciderà di effettuare verifiche sulla qualità dei lavori svolti in centrale dalle imprese appaltatrici o subappaltatrici e verifiche sulle modalità di concessione degli appalti. Del resto, non è la prima volta che vengono segnalate situazioni anomale, con gare affidate al massimo ribasso (che a volte ha superato il 50% dell’importo a base di gara) e spesso alle stesse aziende.
Su questo punto, però, il procuratore Dinapoli non ha inteso rispondere, a conferma di una inchiesta tutt’altro che conclusa.
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