Accordo di programma, la CGIL Brindisi: «Basta annunci, servono risorse e tempi certi»


Massimo Di Cesare: «Siamo basiti dall’accelerazione annunciata:
il territorio paga mesi di ritardi e l’assenza di una vera politica
industriale»
La CGIL di Brindisi apprende dalle dichiarazioni rese alla stampa
dal ministro Adolfo Urso l’intenzione di imprimere una
accelerazione all’Accordo di programma per il territorio brindisino,
con la riconvocazione del tavolo ministeriale prima della pausa
estiva.
Una notizia che, invece di rassicurare, lascia la CGIL
profondamente perplessa. Per mesi, infatti, lavoratrici, lavoratori,
organizzazioni sindacali e istituzioni locali hanno atteso risposte
che sarebbero dovute arrivare già alla fine del 2025, secondo le
tempistiche annunciate dallo stesso Governo.
«Restiamo basiti nel leggere oggi di una accelerazione dell’Accordo
di programma – afferma Massimo Di Cesare, segretario generale
della CGIL Brindisi – perché questa accelerazione arriva dopo mesi
di ritardi accumulati e dopo una lunga fase di stallo che ha
generato incertezza e preoccupazione sul futuro industriale e
occupazionale del territorio».
Per la CGIL il ritardo registrato non è un semplice slittamento
amministrativo, ma rappresenta il segnale evidente dell’assenza di
una politica industriale adeguata da parte del Governo per
accompagnare la transizione economica e produttiva di Brindisi.
«In questi mesi – prosegue Di Cesare – abbiamo assistito al blocco di
un percorso che aveva raccolto oltre 65 manifestazioni di interesse
da parte di imprese intenzionate a investire sul territorio. Alcuni
progetti che avrebbero potuto essere già avviati sono rimasti fermi,
nonostante tra questi vi fossero anche i dodici interventi già
valutati da Invitalia. Questo immobilismo rischia di compromettere
opportunità concrete di sviluppo e occupazione».
Secondo la CGIL, le conseguenze di questi ritardi ricadono
direttamente sulle prospettive delle lavoratrici e dei lavoratori
coinvolti nei processi di riconversione industriale, a partire da
quelli legati alla centrale Federico II di Cerano, ancora in attesa di
certezze sul proprio futuro.

«Ad oggi – sottolinea Di Cesare – non vediamo nulla di rassicurante
per il futuro occupazionale delle lavoratrici e dei lavoratori della
Federico II e non registriamo passi avanti significativi sul fronte
della transizione energetica. Continuare a rinviare decisioni
strategiche significa alimentare insicurezza sociale e frenare la
possibilità di costruire un nuovo modello di sviluppo per Brindisi».
La CGIL ribadisce che l’Accordo di programma può rappresentare
uno strumento fondamentale per la reindustrializzazione del
territorio, ma soltanto a condizione che sia accompagnato da
risorse adeguate, strumenti operativi e una governance efficace.
«Occorre passare dagli annunci ai fatti – conclude Massimo Di
Cesare –. È necessario garantire immediatamente le risorse al
commissario straordinario e creare le condizioni per un’azione
concertata sul territorio che coinvolga istituzioni, parti sociali e
sistema produttivo. Brindisi non può più permettersi ulteriori
ritardi. Il futuro industriale della provincia richiede scelte rapide,
investimenti concreti e una visione strategica che fino ad oggi è
mancata».
Brindisi 10.6.2026
Massimo Di Cesare
Segretario generale
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