Aeroporti – D’Aprile: “I compromessi al ribasso danneggiano sia Brindisi che Grottaglie”

Preliminarmente appare forse opportuno chiarire che le preoccupazioni di Brindisi, in merito alla paventata previsione di implementare nuovi voli nell’aeroporto di Grottaglie, non nascono dal nulla né da una sterile gelosia regionale: sono il risultato di decenni di spoliazione progressiva delle sue funzioni di hub, dove la città ha visto sistematicamente depotenziare le proprie eccellenze a favore di altri baricentri regionali.

Il dibattito sull’apertura ai voli di linea commerciali dell’aeroporto “Marcello Arlotta” di Grottaglie ciclicamente si riaccende, alimentato da annunci politici e promesse di nuovi bandi per rotte passeggeri. Tuttavia, liquidare le perplessità che arrivano da Brindisi come un banale sintomo di “campanilismo” significa commettere un grave errore di prospettiva e dimostrare una memoria storica decisamente corta.

Per comprendere fino in fondo le preoccupazioni della comunità brindisina di fronte all’ipotesi di un ulteriore depotenziamento dell’Aeroporto del Salento, occorre allargare lo sguardo agli ultimi decenni di storia cittadina.

La diffidenza con cui Brindisi guarda all’ennesima operazione politica sugli scali pugliesi non è un’impennata d’orgoglio identitario, ma la legittima reazione di una città che negli ultimi anni ha visto sistematicamente sfilarsi dal petto i suoi storici gradi di hub commerciale, direzionale e sociale.

I fatti parlano da soli. Il porto di Brindisi – storicamente la “porta d’Oriente” e snodo primario della transumanza turistica e commerciale verso la Grecia e il Mediterraneo – ha subito un drastico ridimensionamento a tutto vantaggio del porto di Bari, che, peraltro, da qualche anno ha anche accorpato la sede di Brindisi dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale e che oggi domina incontrastato le rotte crocieristiche e passeggeri.

Lo stesso aeroporto, che per posizione geografica e infrastrutture avrebbe potuto ambire a un ruolo di primissimo piano internazionale per l’intero Salento, è stato progressivamente imbrigliato in una dimensione prevalentemente nazionale, nel mentre il “Karol Wojtyla” di Bari assorbiva la gran parte dei collegamenti strategici a lungo raggio e intercontinentali.

A questo depotenziamento delle vie di comunicazione si è sommato il progressivo smantellamento del tessuto istituzionale e finanziario: dalla soppressione della filiale della Banca d’Italia alla recente perdita dell’autonomia della Camera di Commercio, accorpata e spostata a Taranto. Di fronte a questa sequenza di scippi e riorganizzazioni accentratrici, chiedere che almeno l’aeroporto “Brindisi Papola – Casale” mantenga intatta e salda la sua centralità per il traffico passeggeri non è campanilismo: è una questione di sopravvivenza economica e dignità territoriale.

A dividere l’aeroporto di Brindisi da quello di Grottaglie ci sono poco più di 40 chilometri. Nel mercato dell’aviazione civile moderna – dominato dalle ferree logiche di costo e di volume delle compagnie low cost – dividere il bacino d’utenza su due scali a mezz’ora d’auto l’uno dall’altro non significa raddoppiare l’offerta, ma dimezzare la forza d’attrazione dell’intero territorio.

In un sistema regionale che ha già chiaramente polarizzato su Bari la gran parte del traffico internazionale, frammentare ulteriormente la domanda della Puglia meridionale tra Brindisi e Grottaglie rischia di depotenziare l’aeroporto del Salento. Si correrebbe il pericolo di perdere frequenze e destinazioni consolidate a Brindisi senza garantire a Grottaglie la massa critica necessaria per sostenere rotte commerciali in modo autonomo nel tempo, una volta esauriti i previsti finanziamenti pubblici di sostegno.

L’incoerenza della pianificazione emerge in modo plastico quando si guarda agli investimenti sulle infrastrutture di terra. E’ in fase di avanzata realizzazione il raccordo ferroviario diretto che collegherà la stazione di Brindisi Centrale all’Aeroporto del Salento, un’opera strategica da oltre 160 milioni di euro targata RFI.

Un investimento imponente concepito per una ragione precisa: fare di Brindisi la vera porta d’accesso intermodale del Salento e della fascia ionica, consentendo ai passeggeri in arrivo da Taranto, Lecce e dalle relative province di raggiungere il terminal direttamente in treno, in totale confort e sostenibilità.

Incentivare e sovvenzionare contemporaneamente voli passeggeri e commerciali a Grottaglie ingenera un corto circuito concettuale e finanziario: da un lato si investe una cifra enorme di denaro pubblico per collegare l’area ionica all’hub passeggeri brindisina, dall’altro si rischia di minare la redditività dello stesso scalo e dell’opera ferroviaria appena realizzata.

La vera stortura del dibattito sta nel sovrapporre due strutture che hanno vocazioni naturali completamente differenti.

L’Arlotta di Grottaglie è un’eccellenza infrastrutturale unica nel panorama europeo: una pista eccezionale da 3200 metri, la sinergia diretta con il colosso industriale Leonardo per il trasporto cargo pesante, la designazione a primo “Spazioporto d’Italia” per i voli suborbitali e centro d’eccellenza per la sperimentazione di droni. Tentare di trasformare un hub tecnologico e cargo di livello globale in un ennesimo scalo passeggeri regionale sottrae attenzione e visione strategica a quello che dovrebbe essere il vero futuro di Grottaglie: guidare la rivoluzione europea dell’aerospazio.

Nessuno mette in discussione il diritto dei cittadini tarantini ad una accessibilità rapida ed efficiente. Ma la risposta a questo bisogno non può essere la cannibalizzazione di Brindisi, una città che ha già pagato un conto altissimo in termini di ridimensionamento del suo ruolo regionale.

In un’epoca in cui la competitività dei territori si gioca sulla capacità di concentrare le risorse e creare masse critiche, l’idea di moltiplicare gli scali passeggeri a pochi chilometri di distanza non rappresenta un segnale di attenzione per le comunità, ma la spia di un deficit di visione industriale.

Brindisi non chiede trattamenti di favore né protezionismi fuori tempo massimo: chiede che la programmazione regionale smetta di compensare storiche storture o logiche di bilanciamento politico attraverso la progressiva erosione delle funzioni delle sue infrastrutture vitali. La provincia ionico salentina non ha bisogno dell’ennesima cattedrale nel deserto a uso e consumo di brevi campagne elettorali, né di una guerra di posizione tra città confinanti.

La vera sfida per la pianificazione regionale risiede nel coraggio delle scelte: consolidare l’Aeroporto del Salento come grande gateway passeggeri intermodale del mezzogiorno, valorizzando l’imminente snodo ferroviario, e proiettare contemporaneamente l’Arlotta di Grottaglie verso il suo naturale e ambizioso futuro di polo di ricerca aerospaziale e movimentazione cargo di livello internazionale.

Continuare ad inseguire la chimera dei voli commerciali a Grottaglie significa rinunciare a entrambe le prospettive: un compromesso al ribasso che rischia di indebolire Brindisi senza mai davvero affrancare Taranto.

Francesco D’Aprile          

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