Aeroporto – Adesso la politica ci spieghi a che serviranno i 200 milioni stanziati per Raccordo ferroviario e Shuttle…
Un funzionale collegamento su gomma che, oltre ai bisogni cittadini, consentirà ai passeggeri provenienti dalle province di Taranto e Lecce di accedere più facilmente all’aeroporto del Salento. Un’opera che al momento è già costata 31 milioni di euro.
E poi c’è l’ormai famoso Raccordo ferroviario che consentirà di raggiungere lo scalo aereo brindisino direttamente in treno dalle restanti due province salentine. Anche qui non si è badato a spese ed al momento sono impegnati ben 161 milioni di euro, con i lavori di fatto già avviati.
Si tratta di opere che hanno già incontrato i favori della Regione Puglia, visto che lo Shuttle è stato concepito dall’Amministrazione Comunale di Brindisi proprio sui tavoli del’ente regionale, mentre per il Raccordo ferroviario si registrano le visite periodiche della Presidente della quinta Commissione del Consiglio regionale, Loredana Capone, che ha competenze specifiche su lavori pubblici e trasporti.
Ci hanno detto a gran voce che questa opera mastodontica consentirà all’aeroporto del Salento di spiccare definitivamente il volo, inserendosi tra gli scali più importanti d’Italia, al servizio di un’area del paese con enormi potenzialità turistiche e con grandi realtà produttive in altri settori.
La vera scommessa rimasta sul campo era quella dei tempi, ma in questo siamo stati rassicurati dalla Presidente Capone che ha promesso controlli costanti, proprio per far rispettare la tabella di marcia.
La nostra idea, a dire il vero, è che del Raccordo avremmo potuto farne a meno, sia perché l’aeroporto è facilmente raggiungibile anche adesso dalle direttrici Lecce-Taranto (e lo sarà ancor di più con l’entrata in funzione dello Shuttle) e poi perché quei fasci di binari andranno a collocarsi nelle vicinanze di beni preziosi come la storica via Appia o divideranno in due aziende e tenute agricole. Ma tant’è: ormai la frittata era fatta e quindi era inutile continuare ad urlare al cielo.
Oggi, però, esigenze elettorali (perché di quello si tratta…) hanno fatto si che il “fronte Taranto” si sia ricompattato intorno alla richiesta di apertura ai voli civili dell’aeroporto di Grottaglie, con tanto di richiesta di finanziamento per attirare compagnie. E la Regione? A Bari, negli uffici dell’ente, la pattuglia tarantina è corposa e conta parecchio e forse questa è l’unica giustificazione per le inaspettate aperture fatte nei confronti dello scalo “Arlotta”.
Probabilmente si dimentica, però, che l’argomento è stato già abbondantemente affrontato negli scorsi e che è emerso con chiarezza che una regione come la Puglia, pur se “aiutata” dalla Basilicata, non potrebbe permettersi tre aeroporti aperti a voli civili. Si rischierebbe il collasso della società di gestione che sarebbe chiamata a replicare servizi, personale e attrezzature.
Ma il fatto grave è che, se realmente si dovesse insistere sull’apertura dell’Arlotta anche a questo segmento di mercato del trasporto aereo (oltre ai cargo) qualcuno dovrà spiegare (forse prima di tutto alla Corte dei Conti) che ce ne faremo di Shuttle e Raccordo ferroviario. Duecento milioni di euro buttati al vento?
Un motivo in più perché senso di responsabilità e rispetto del denaro pubblico prendano il posto della voglia sfrenata di qualche voto in più…