Aeroporto – Non è lotta di campanile, ma una giusta rivendicazione territoriale. E la Regione ha l’obbligo di tutelare i più deboli…

In questi giorni le cronache delle testate giornalistiche sono stracolme di interventi riguardanti il futuro dell’aeroporto del Salento e, più in generale, del sistema regionale del trasporto aereo. Si passa da posizioni esclusivamente campanilistiche ad altre che aprono a soluzioni condivise, pur senza delinearne i contorni.

La partita, una volta tanto, non chiama in causa il Governo nazionale, ma si gioca tutta nei confini regionali. Durante gli anni in cui ho svolto le funzioni di Sindaco di questa città mi sono trovato a combattere battaglie (ad armi, ahimè, decisamente non pari) proprio contro la Regione. Ricordo quando provarono a finanziare solo i voli Ryanair in partenza da Bari, tagliando i fondi a disposizione per Brindisi. E ricordo anche quando, nel 2014, ci fu un primo assalto alla diligenza da parte di istituzioni e forze politiche tarantine per tentare di aprire l’aeroporto di Grottaglie ai voli civili. Non fu semplice difendere Brindisi, anche perché – allora come oggi – eravamo decisamente la provincia più debole e più esposta alle scorribande politiche. Alla fine, però, prevalse la ragione perché si sostenne, nell’interesse di tutti, che la prima cosa da considerare era quella della “tenuta” del sistema di trasporto aereo regionale e che tre aeroporti non potevano reggersi sull’utenza garantita dai pugliesi e dai lucani. Poi, nel tempo, si è deciso di lasciare i voli civili a Bari ed a Brindisi, destinando Grottaglie ai voli cargo. Per lo scalo tarantino fu un successo, a discapito di Bari e Brindisi che avrebbero dovuto rinunciare ad una fetta di mercato. Adesso la situazione rischia di degenerare e tutto parte dalla crisi dell’ex Ilva. E’ come se anche a Bari, nella Regione Puglia, stesse prevalendo l’idea di ricompensare Taranto dalla grave crisi occupazionale che si prospetta per la crisi del Siderurgico, con una “apertura” dell’aeroporto di Grottaglie ai voli civili. Il pericolo è che nasca una guerra di campanile e non è un mistero che Brindisi rischia incredibilmente di soccombere, sia per la inconsistenza numerica dei consiglieri regionali che per la incapacità dei “nostri” (al contrario dei tarantini) di fare squadra, a difesa del territorio.

Ma tutto questo si potrebbe evitare se la Regione Puglia “uscisse le palle” per dire che non tutto si può fare ovunque e che una eventuale apertura ai voli civili dello scalo di Grottaglie aprirebbe la competizione anche per i voli cargo (così come prospettato da Cannalire del Pd), visto che Brindisi, con le sue piste e con le potenzialità del tessuto industriale, avrebbe diritto a tentare di acquisire anche una fetta di quel mercato. E poi la Regione è il caso che fornisca al Governo la documentazione richiesta per attivare, proprio nello scalo del Salento, la “continuità territoriale” ottenuta dai parlamentari Caroppo e D’Attis con una apposita legge.

In ultimo, ma certamente non in ordine di importanza, Brindisi deve chiedere spazio nella società degli aeroporti di Puglia. Una gestione a trazione barese non può e non deve essere data per scontata e le scelte degli ultimi anni confermano una ferma volontà di agevolare il capoluogo di regione al posto dello scalo del Salento. Basta guardare i collegamenti nazionali e quelli internazionali per comprendere che a Brindisi è stata riservata una lista di voli decisamente residuali. Il bacino di possibili viaggiatori delle province del sud della Puglia non ha nulla da inviduare a quello della parte nord della regione, eppure ai posti di comando ci sono baresi che non sono tali solo per l’anagrafe, ma per la tutela di interessi ben radicati nell’economia del capoluogo di regione. Del resto, valse la stessa logica quando si decise di localizzare a Bari la sede principale dell’Autorità di Sistema Portuale dell’Adriatico Meridionale, pur avendo (all’epoca) il porto di Brindisi più traffici di quello barese.

Ed è anche per tutto questo che la linea (assolutamente condivisibile) del presidente Decaro di dare a tutte le province le stesse opportunità non può che partire dallo stato delle cose e quindi Brindisi non può che partire dalle penalizzazioni già inflitte dalla chiusura di un grande Petrolchimico e di una delle più grandi centrali elettriche d’Europa, dalla perdita della propria Camera di Commercio, della propria Autorità Portuale, della propria sede della Banca d’Italia, dell’assenza di una sede universitaria autonoma, delle forti penalizzazioni inflitte in altri uffici pubblici e finanche in una dipendenza da altre province di più di qualche struttura associativa e sindacale.

Quindi il bravo Presidente Decaro dia pure a tutti le stesse possibilità, ma parta dalla situazione attuale per tracciare la linea di partenza che inevitabilmente non potrà essere uguale per tutti per non continuare a penalizzare i più deboli.

Mimmo Consales

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