Il Comitato 1284 “Teseo Tesei”: «Mentre si spendono centinaia di migliaia di euro per eventi e
spettacoli, la città perde abitanti, il commercio soffre e lo sviluppo produttivo continua ad
aspettare. Poi arriva IDEA e ci spiega che va tutto bene»
Da qualche tempo l’Amministrazione Denuzzo sembra aver individuato una formula piuttosto
semplice per rappresentare Francavilla Fontana: qualunque scelta diventa un successo, qualunque
spesa un investimento, qualunque evento un volano economico e qualunque dato positivo, anche
quando nasce da valori assoluti assai contenuti, la dimostrazione che la città sarebbe finalmente
diventata più attrattiva, dinamica e proiettata verso il futuro.
Una narrazione rassicurante, certamente ben confezionata, che però presenta un piccolo
inconveniente: prima o poi deve fare i conti con la Francavilla reale, quella che non vive nei
comunicati stampa, non si misura con il numero dei post pubblicati sui social e non può essere
raccontata soltanto attraverso fotografie di piazze illuminate, palchi e percentuali selezionate con
particolare cura.
Perché mentre l’Amministrazione Denuzzo continua a investire somme molto rilevanti in
manifestazioni, concerti e cartelloni estivi, Francavilla continua a confrontarsi con problemi
economici e strutturali che non possono essere cancellati semplicemente alzando il volume della
musica.
L’estate 2026, tanto per cominciare, è stata accompagnata da una previsione di spesa per il
cartellone degli eventi indicata dalla stampa locale nell’ordine dei 620mila euro, una cifra tutt’altro
che irrilevante per una città delle dimensioni di Francavilla e che, già durante la discussione
politica, aveva suscitato perplessità persino all’interno della stessa maggioranza.
Prima ancora che il cartellone fosse completato erano già noti costi per poco meno di 260mila
euro, tra i quali 75mila euro per Qcine e 68.187,86 euro per il concerto di Dargen D’Amico,
mentre successivamente sono arrivati altri impegni, tra cui 55mila euro per la PFM; tanto che tre
soli appuntamenti musicali — Roy Paci, Dargen D’Amico e PFM — sono stati quantificati nel
dibattito politico in quasi 200mila euro.
Numeri importanti, soprattutto se confrontati con una città nella quale lo sviluppo economico
strutturale continua invece a procedere con ben altra velocità.
Ed è proprio qui che comincia la questione politica vera, quella che l’Amministrazione Denuzzo
dovrebbe affrontare prima di distribuire attestati di successo: quale ritorno economico hanno
prodotto queste spese?
Non il ritorno immaginato.
Non quello annunciato.
Non quello descritto attraverso formule come “attrattività”, “vivacità” o “crescita”.
Il ritorno reale.
Quanti pernottamenti in più sono stati generati? Quante persone sono arrivate da fuori città
esclusivamente grazie a quegli appuntamenti? Quale incremento degli incassi hanno registrato bar,
ristoranti e attività commerciali? Quanto denaro è rimasto realmente sul territorio e quale valore
economico è stato prodotto per ogni euro pubblico speso?
Perché esiste una differenza fondamentale, che qualsiasi famiglia e qualsiasi impresa conoscono
perfettamente, tra spendere denaro e investire denaro.
Un investimento produce un ritorno, crea valore, determina effetti che rimangono nel tempo; una
spesa può invece produrre una bellissima serata, un palco illuminato, qualche ora di musica e
magari una fotografia particolarmente riuscita da pubblicare il giorno successivo, ma quando le luci
si spengono e il palco viene smontato resta comunque da capire cosa sia rimasto alla città oltre alla
fattura.
È in questo contesto che arriva il recente comunicato di IDEA per Francavilla, quasi a voler
soccorrere politicamente l’Amministrazione Denuzzo spiegando ai cittadini che, in realtà,
Francavilla starebbe crescendo, sarebbe diventata più attrattiva e che i numeri dimostrerebbero la
bontà del percorso intrapreso.
Ed eccoli, finalmente, questi numeri.
Gli arrivi sarebbero passati da 1.741 a 2.549, con un incremento del 46%, mentre le presenze
sarebbero cresciute da 3.673 a 5.538, con un aumento del 51%.
Percentuali indubbiamente suggestive.
Talmente suggestive che, lette senza guardare altro, potrebbero quasi far pensare che Ostuni e
Fasano debbano cominciare a osservare con preoccupazione l’irresistibile avanzata turistica
francavillese.
Poi, però, si commette l’errore di prendere la calcolatrice.
E si scopre che quel +46% significa 808 arrivi in più, mentre il celebratissimo +51% corrisponde a
1.865 presenze aggiuntive.
Nessuno contesta che un aumento sia meglio di una diminuzione e siamo felici di poter rassicurare
IDEA anche su un’altra grande verità matematica: 2.549 è effettivamente maggiore di 1.741.
Fin qui ci siamo.
Il problema nasce quando da questa constatazione elementare si tenta di costruire la
rappresentazione di un grande successo amministrativo, perché se si passa da due a tre si può
altrettanto correttamente annunciare una crescita del 50%, ma difficilmente qualcuno penserebbe
di aver appena inaugurato una stagione economica irripetibile.
Soprattutto quando, contemporaneamente, si parla di un cartellone estivo stimato intorno ai
620mila euro.
Ed è proprio il rapporto fra queste due grandezze che manca completamente nella celebrazione di
IDEA.
Non sarebbe statisticamente corretto sostenere che ogni nuovo turista sia “costato” una
determinata cifra, perché naturalmente non è possibile dimostrare che gli incrementi siano
direttamente prodotti dagli eventi comunali; ma proprio per questo diventa ancora più necessario
chiedere all’Amministrazione quali strumenti abbia utilizzato per misurare l’effettivo ritorno delle
risorse impegnate.
Altrimenti accade qualcosa di piuttosto curioso: si spendono centinaia di migliaia di euro in nome
dell’attrattività, poi si registra un incremento di alcune centinaia di arrivi e quello stesso
incremento viene utilizzato come dimostrazione che la strategia abbia funzionato, senza però
fornire alcuna prova del rapporto causa-effetto tra le due cose.
È una forma piuttosto creativa di economia pubblica: prima si decide che una spesa genererà
sviluppo e poi qualunque numero positivo successivo viene presentato come conferma della
previsione.
Il problema è che, uscendo dai comunicati di IDEA e tornando nella Francavilla amministrata da
Denuzzo, esistono anche altri numeri.
La popolazione, ad esempio, continua a diminuire: dai 35.246 residenti del 2021 si è passati a
35.006 nel 2022, 34.759 nel 2023 e 34.550 nel 2024, vale a dire quasi 700 residenti in meno
nell’arco di tre anni.
Nessuna persona seria potrebbe attribuire esclusivamente ad un’Amministrazione comunale un
fenomeno demografico che interessa gran parte del Mezzogiorno, ed è corretto precisarlo; ma
proprio questa complessità dovrebbe consigliare prudenza anche quando si tenta di intestarsi
politicamente ogni dato positivo.
Perché non può funzionare sempre nello stesso modo: quando una cosa va male intervengono la
crisi internazionale, l’inflazione, l’e-commerce, lo spopolamento del Sud e le dinamiche nazionali;
quando compare invece un segno “+”, improvvisamente tutte le variabili scompaiono e il merito
diventa dell’Amministrazione Denuzzo.
Una metodologia statistica certamente comoda.
Molto meno convincente.
Lo stesso vale per il commercio, perché mentre IDEA descrive una città più vitale e attrattiva, la
stampa locale ha raccontato negli ultimi anni una situazione assai meno rassicurante, con
numerose serrande abbassate nel cuore commerciale cittadino e almeno dieci chiusure nell’arco
di due anni soltanto tra viale Vincenzo Lilla, via Quinto Ennio e via Michele Imperiali.
Anche qui le ragioni sono certamente molteplici e sarebbe intellettualmente scorretto attribuire
ogni chiusura alla Giunta, ma una domanda politica resta inevitabile: se l’Amministrazione ritiene di
aver prodotto una nuova vitalità economica del centro, dove sono i dati che la dimostrano?
Quante nuove attività hanno aperto?
Qual è il saldo tra aperture e chiusure?
Come è cambiato il fatturato del commercio cittadino?
Quanto sono aumentati gli investimenti privati?
Quanti nuovi posti di lavoro sono stati creati?
Questi sarebbero indicatori di sviluppo molto più interessanti del numero delle serate organizzate
durante l’estate.
E poi c’è la grande questione dello sviluppo produttivo, che probabilmente dice molto più di
qualsiasi cartellone.
Nel luglio 2026 è stato lo stesso Comune di Francavilla Fontana, presentando il nuovo Piano
Particolareggiato della zona PIP, a riconoscere che quell’area, nata oltre quarant’anni fa, “non ha
mai conosciuto uno sviluppo pieno e organico”.
Una frase che meriterebbe forse maggiore attenzione di tanti proclami.
Perché da una parte abbiamo un’area produttiva di enorme importanza strategica, collocata lungo
uno dei principali assi viari della provincia, che ancora oggi necessita di essere rilanciata,
infrastrutturata e resa più competitiva; dall’altra scopriamo una capacità sorprendente di trovare
centinaia di migliaia di euro quando bisogna finanziare l’intrattenimento estivo.
Ed è qui che si misura una visione amministrativa.
Non si tratta di essere contro la cultura, contro gli eventi o contro la musica, perché una città viva
ha bisogno anche di occasioni di socialità, spettacolo e aggregazione; si tratta semplicemente di
capire quale posto occupino queste spese nella scala delle priorità e soprattutto se sia ragionevole
trasformarle nel principale biglietto da visita di una presunta politica di sviluppo.
Perché un concerto dura una sera.
Un’impresa può creare lavoro per decenni.
Un palco viene smontato il giorno dopo.
Una zona produttiva efficiente può attrarre capitali, generare occupazione, aumentare il reddito
delle famiglie e costruire il futuro economico della città.
Ed è proprio questo il punto che l’Amministrazione Denuzzo e i suoi sostenitori sembrano talvolta
confondere: l’animazione non è automaticamente sviluppo, la presenza di persone in una piazza
non equivale alla crescita economica di una città e una percentuale turistica positiva non
cancella le difficoltà strutturali di un territorio.
Francavilla può essere piena una sera e perdere abitanti durante l’anno.
Può avere un concerto importante ad agosto e una nuova serranda abbassata a settembre.
Può vantare qualche centinaio di visitatori in più e continuare a non essere sufficientemente
attrattiva per chi deve decidere dove investire, dove avviare un’impresa o dove costruire il futuro
della propria famiglia.
Ed è per questo che appare particolarmente singolare la tendenza a bollare ogni critica come
tentativo di “denigrare Francavilla”.
Francavilla Fontana non è l’Amministrazione Denuzzo.
E soprattutto non coincide con il comunicato di IDEA.
Criticare le scelte di chi governa significa esattamente il contrario di denigrare la città: significa
pretendere che venga amministrata meglio, che le risorse pubbliche siano utilizzate con attenzione,
che gli errori vengano riconosciuti e corretti e che ogni euro speso venga valutato sulla base del
risultato prodotto, non sulla base dell’efficacia del comunicato stampa che lo accompagna.
Se davvero questa Amministrazione è convinta di aver trasformato Francavilla in una città più
attrattiva e più prospera, pubblichi allora i dati completi: costo finale del cartellone, presenze
effettive ai singoli eventi, provenienza dei partecipanti, pernottamenti generati, incremento dei
consumi, impatto sul commercio, nuovi investimenti, nuove imprese e posti di lavoro creati.
Questi sono numeri.
Il resto è racconto.
E proprio qui arriviamo forse all’aspetto più curioso dell’intera vicenda, perché molto spesso chi
pensa di rivolgersi alla città utilizzando grandi parole, formule altisonanti e narrazioni che troppe
volte hanno avuto più il sapore delle favole che quello della realtà finisce inevitabilmente per
incontrare un avversario assai poco impressionabile: i numeri.
I numeri non applaudono, non partecipano alle conferenze stampa, non votano gli ordini del
giorno e soprattutto non si lasciano convincere dai paroloni; possono essere selezionati,
interpretati, persino vestiti a festa con una bella percentuale, ma prima o poi tornano sempre alla
loro natura e costringono tutti a fare i conti con la realtà.
E quando questo accade, chi pensava di poter continuare a “dare i numeri” raccontando alla città
l’ennesima favola rischia di scoprire che proprio quei numeri, una volta letti fino in fondo, possono
restituire un giudizio molto diverso da quello sperato.
Magari persino un sonoro zero in condotta.
E quello, per quanto ci si possa impegnare con comunicati, percentuali e grandi narrazioni, è
davvero difficile trasformarlo in un +50%.
Direttivo
COMITATO 1284 “TESEO TESEI”
Francavilla Fontana