ANCORA PROBLEMI PER L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA. INTANTO GLI EX ASSISTENTI ASL SONO STATI DIMENTICATI DA TUTTI

La scuola è iniziata ormai  da qualche giorno e come ampiamente previsto e temuto, per gli alunni disabili di Brindisi, non è stato un bel rientro. All’appello, in molte scuole, mancano gli insegnanti di sostegno non ancora nominati e così quei pochi di ruolo, sono costretti ad occuparsi di più alunni contemporaneamente e spesso con disabilità differenti, come avviene ad esempio nell’Istituto Comprensivo Casale in tutti gli ordini e presso la scuola dell’Infanzia Don Bosco. Ancora più difficile il discorso che riguarda la presenza degli assistenti alla persona  e degli educatori, quest’anno di pertinenza della cooperativa “Socioculturale” su incarico del Comune di Brindisi. Anche in questo caso molti utenti sono ancora scoperti o non adeguatamente assistiti per le ore spettanti. Ad altri ancora l’educatore è stato sostituito da un altro a scuola già avviata. I genitori ovviamente non stanno a guardare e chi singolarmente, chi appoggiato dalle associazioni, sta facendo sentire il proprio disappunto verso un servizio di vitale importanza ma che non è stato adeguatamente organizzato. Discorso a parte in tutto questo lo meritano i dipendenti Asl ai quali fino allo scorso anno era affidato un copioso numero di bambini e che ora sono stati cancellati dalle nuove disposizioni regionali, quasi come se non fossero mai esistiti. Un lavoro, il loro, spesso poco considerato ma che per molti bambini è stato di vitale importanza. La legge ora stabilisce che l’assistente debba essere specializzato, ovvero debba essere un assistente socio sanitario (OSS). Peccato per che oltre 20 anni il servizio è stato reso egregiamente senza questa “specializzazione”. La realtà è che ora questo personale non solo è stato ridimensionato ad ausiliario e sistemato in qualche ufficio della Asl, ma ha anche subito la mortificazione di non vedere affatto riconosciuto il lavoro svolto in tanti anni al fianco di tanti bambini, alcuni dei quali con gravi disabilità. Anche per loro vale la triste regola dell’essere un numero e non una persona, esattamente come si sta riducendo il servizio di integrazione poco attento alle reali esigenze degli utenti.

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