AUMENTO BENZINA – LIPPOLIS (CONFINDUSTRIA BRINDISI): LO STATO STA GUADAGNANDO CON L’EXTRA GETTITO

Aumento costi carburanti: Menotti Lippolis (Presidente di Confindustria Brindisi): Lo Stato
sta guadagnando grazie all’extra gettito fiscale. Solo nell’ultima settimana è pari a circa 45
milioni di euro. Dovremo fare buon uso di questo “tesoretto”.
La speculazione e le tensioni del conflitto russo-ucraino stanno provocando un
insostenibile, ulteriore e – per certi versi immotivato – aumento dei prezzi dei carburanti, che
sta provocando ricadute drammatiche su famiglie e imprese.
Brindisi,14/03/2022. “I costi di benzina e gasolio al distributore hanno raggiunto i massimi storici in
questi giorni. Il vantaggio non è solo per i distributori, ma anche per lo Stato che con l’aumento dei
prezzi ottiene un maggior gettito fiscale, grazie all’IVA pagata sui prezzi dei carburanti.
Solo nell’ultima settimana l’extra gettito è pari a circa 45 milioni di euro in più ai prezzi attuali, rispetto
alla seconda settimana di febbraio. Lo Stato ha la possibilità di utilizzare questo tesoretto per
sostenere famiglie ed imprese e, in aggiunta, può sterilizzare per qualche mese l’IVA sui carburanti
per ridurne in via immediata il prezzo, dando respiro ai bilanci di famiglie e imprese”.
Lo sostiene il Presidente di Confindustria Brindisi Gabriele Menotti Lippolis, nel commentare i rialzi
dei prezzi di benzina e gasolio.
“Il conflitto russo-ucraino – spiega Lippolis – ha determinato un’ulteriore accelerazione dei costi delle
materie prime e una forte crescita dei prezzi dei carburanti per autotrasporto. L’incidenza di questa
spesa per le famiglie è rilevante e gli aumenti degli ultimi giorni si sono sommati agli incrementi già
realizzatisi negli ultimi mesi, che hanno portato all’inizio di marzo a superare il record storico dei
prezzi dei carburanti al distributore, toccato dieci anni fa.
Questo record è stato superato continuamente nell’ultima settimana e il 12 marzo il costo medio
della benzina ha toccato i 2,216 euro al litro, del diesel i 2,172 euro1
.”
Dall’inizio dell’anno i prezzi di benzina e gasolio- secondo l’analisi dei dati del Ministero dei Trasporti
realizzata dall’associazione confindustriale- sono aumentati rispettivamente del 29% e del 37%. Due
terzi di questi incrementi si sono avuti dal 24 febbraio, giorno dell’invasione russa dell’Ucraina: +19%
per la benzina e +25% per il diesel.
“Oltre al conflitto, che è la principale ragione di questi aumenti, si è avuta soprattutto negli ultimi
giorni una speculazione inaccettabile da parte di chi fissa i prezzi al dettaglio dei carburanti. Un
atteggiamento che non è spiegato dalle dinamiche più recenti dei prezzi delle materie prime
energetiche, in calo rispetto ai picchi dei giorni scorsi. Inoltre, c’è da considerare anche che il costo
del carburante venduto in questi giorni è stato fissato almeno un mese fa, quando i prezzi del petrolio
erano più bassi di circa il 40%. Nel commentare questa speculazione, sabato il Ministro della
Transizione Ecologica Roberto Cingolani, l’ha definita “una colossale truffa ai danni di imprese e
famiglie, su cui guadagnano in pochi”.
“A ben vedere – sostiene Lippolis – lo Stato è uno dei pochi che ci guadagna. È un aspetto che non
è stato ancora affrontato nel dibattito pubblico, ma deve essere tenuto in considerazione.
Il costo del carburante alla pompa si forma sommando al costo industriale l’ammontare fisso delle
accise (che è invariato e non dipende dal prezzo) e applicando su questa somma l’IVA, con
un’aliquota del 22%. All’aumento dei prezzi dei carburanti il gettito fiscale aumenta quindi in misura
proporzionale: il peso del fisco, in totale, è pari al 59% del prezzo finale della benzina (54,6% nella
media europea) e al 55,1% per il diesel (contro il 48,8% medio), dati che pongono il nostro Paese al
primo posto in Europa per ammontare di tasse. Senza di esse, dunque, il costo del carburante
sarebbe inferiore di oltre la metà.
A parità di consumi medi giornalieri, si può facilmente calcolare quanto sia aumentato il gettito fiscale
statale solo per effetto dell’IVA, da quando è esplosa la guerra. Secondo le statistiche del Ministero
della Transizione Ecologica, in gennaio sono stati consumati 2,2 miliardi di litri di carburanti da
autotrasporto (benzina + gasolio), in media circa 73 milioni di litri al giorno. Ai prezzi attuali
l’ammontare di gettito fiscale derivante dall’applicazione dell’IVA sarebbe pari a circa 210 milioni di
euro a settimana, quasi 45 milioni di euro in più rispetto a metà febbraio, 55 milioni in confronto con
gennaio 2022 e ben 75 milioni di euro a settimana in più rispetto a un anno fa.”
“Questi aumenti -sostiene Menotti Lippolis- hanno contribuito a peggiorare ulteriormente la
situazione economica di famiglie e imprese, i cui bilanci sono già stati fortemente intaccati dagli
aumenti dei prezzi dell’energia e dell’inflazione nei mesi scorsi.
Solo sulle imprese l’extra costo dovuto alla bolletta energetica (a parità di domanda) è di quasi 40
miliardi di euro, quattro volte in più di quanto pagato nel 2019. Le famiglie stanno erodendo il
risparmio di 25 miliardi di euro, come aveva stimato un anno fa il Centro Studi Confindustria,
accumulato forzatamente nel corso della crisi pandemica, a causa delle limitazioni introdotte per
limitare la diffusione del Covid-19.
Inoltre, se si considera il costo dei carburanti sulla spesa media mensile di una famiglia, si può
stimare un impegno pari a circa 150 euro a nucleo (circa 1800 euro annui). Con i recenti aumenti
dei prezzi il costo ulteriore da sostenere ammonta ad almeno 50 euro mensili addizionali (600 euro
annui in più). Naturalmente, questi aumenti comportano, per le famiglie economicamente meno
solide, una riduzione dei consumi per spese secondarie”.
“E allora lo Stato- conclude Lippolis- può, anzi deve, utilizzare il tesoretto che si sta accumulando
con l’extra gettito ottenuto dalla vendita dei carburanti per alimentare nuove misure a sostegno dei
bilanci familiari e industriali e, in via immediata, sterilizzare l’IVA sui carburanti, in modo da ridurre il
prezzo di vendita da subito.Una riduzione del prezzo di vendita dei carburanti significa per le famiglie
un risparmio immediato e per le imprese un supporto decisivo a favore della liquidità, visto che sono
costrette ad anticipare il costo dell’IVA pagata sui consumi di carburanti sostenendo rischi elevati in
termini di cash flow che possono portare anche a fermare l’attività.
Una manovra di questo tipo darebbe un segnale positivo agli operatori. Il rischio di una politica miope
è che il diffuso malcontento diventi protesta, come quella degli autotrasportatori, e determini ulteriore
blocco delle attività, avviando una spirale negativa che accentui la già drammatica situazione in cui
versano milioni di famiglie oggi.”

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