BASKET – IL GIGANTE BUONO: LA STORIA DI JUNIOR ETOU SOTTO LA STELLA DI ‘AIR CONGO’

IL GIGANTE BUONO: LA STORIA DI JUNIOR ETOU SOTTO LA STELLA DI ‘AIR CONGO’

DAL CONGO ALL’AMERICA, DALL’EUROPA AL PROSSIMO ARRIVO IN ITALIA. ECCO JUNIOR ETOU

Molto più di una storia di un giocatore di pallacanestro. La vita di Luc Tselan Tsiene Etou potrebbe benissimo essere scritturata in un libro o in film, ma è la storia di un gigante buono cresciuto improvvisamente in altezza e catapultato in una realtà del tutto opposta a quella natìa. Dal Congo all’America, dal sogno di essere calciatore a diventare un cestista professionista; le accuse, la reazione e la carriera in Europa.

Meglio conosciuto come ‘Junior’, Etou è nato e cresciuto a Pointe-Noire nella Repubblica del Congo, vive dapprima un’infanzia piuttosto confortevole grazie alla posizione lavorativa del padre, impiegato nel governo, che successivamente però si mise in proprio aprendo un’attività rivelatasi non proficua.

Il sogno di Junior era quello di diventare una star del calcio mondiale, il corpo però decise di crescere così rapidamente all’età di 15 anni da proiettareil suo sguardo verso l’alto, a 305 cm di altezza direzione canestro di pallacanestro. Il punto di riferimento era già in famiglia, suo cugino Serge Ibaka per tutti ‘Air Congo’, primo giocatore in assoluto della Repubblica del Congo a giocare in NBA, e successivamente anche vincerne il titolo seppur con la nazionalità sportiva spagnola.

Nel 2009 Junior partecipa ad Afrobasket con la nazionale congolese e, nonostante fosse il secondo giocatore più giovane del torneo, spicca su tutti mettendo il timbro su quasi due stoppate a partita.

Etou senior prende in mano la vita del figlio e decide, contro la volontà anche della madre, di organizzare il trasferimento del figlio a Jacksonville per sviluppare le sue abilità di basket e ricevere un’istruzione di qualità: “È stato un po’ spaventoso, essendo da solo, ma ne ero anche entusiasta. Guardando fuori dal finestrino dell’aereo ho realizzato come fosse tutto vero, un sogno che si stesse realizzando”.

Era il 2010 e all’età di 16 anni si trova a vivere un mondo del tutto nuovo, con i classici up and down: “Mi sentivo solo, non riuscivo a comunicare con nessuno. Ero sempre nella mia stanza. Volevo tornare dove c’erano tutti i miei amici, la mia famiglia“. La telefonata a casa però riportava un netto diniego “devi rimanere lì, devi solo alzarti e combattere”.

“Voleva il meglio per me – racconta il neo giocatore biancoazzurro – è stata una grande opportunità per me ricevere un’istruzione migliore di quella che la maggior parte dei miei fratelli ha ricevuto in Congo. Questo è il motivo per cui voleva fermamente che restassi negli States”.

Junior cambia città e gioca per la Bishop O’Connell, aiutando la squadra a vincere la Washington Catholic Athletic Conference, uno dei campionati di preparazione più difficili del paese, segnando i liberi decisivi in semifinale e finale. In un match conto DeMatha conquista ben 19 rimbalzi, un vero record: “È stato come guardare Chris Webber giocare con un gruppo di ragazzi delle scuole superiori” uno dei commenti più gettonati.

Al clou delle sue prestazioni arrivano una serie di articoli denuncia sui giornali e siti americani collegiali che parlano di discrepanze di età e certificati dal Congo all’America dalla data di nascita dal 1994 al 1992. Un’ondata negativa che travolge inevitabilmente il ragazzo: Sono stato davvero ferito. Non mi ero mai sentito così prima, era una grande distrazione e non volevo più giocare. Mi ha quasi distrutto. È qualcosa che mi accompagna ogni giorno, ovunque io vada, ogni volta che le persone mi fanno domande o mi cercano su Google”.

In due stagioni a Rutgers, Etou parte in starting five per 51 partite con una media di 6,4 punti e 5,7 rimbalzi ma desidera crescere e spiccare il volo sempre più. Le chiamate iniziano ad arrivare e sceglie quasi a sorpresa Tulsa, non sapendo nulla dell’Oklahoma tranne che fosse il luogo in cui suo cugino Serge Ibaka vive e gioca per gli Oklahoma City Thunder. “C’era qualcosa a Tulsa, era totalmente diverso dal New Jersey, totalmente diverso da New York. Era solo un posto in mezzo al nulla, ma quando sono arrivato lì, mi sono sentito come se fosse casa per me. Mi sentivo come se appartenessi e potessi essere davvero felice”.

Nell’anno da senior registra una media di 15 punti e quasi 8 rimbalzi a partita da top scorer e miglior rimbalzista di squadra in doppia cifra 26 volte, con sette partite ad almeno 20 punti. Terminata l’età collegiale decide di affrontare il mondo europeo, senza fronzoli e paure. Turchia, Spagna, Francia, Germania, Israele le tappe in questi anni prima del prossimo approdo in Italia.

Nella prima stagione 2018/19 si mette in mostra alla media di 11,5 punti e 7,7 rimbalzi a partita con il team turco del Sakarya e calca anche il parquet del PalaPentassuglia a settembre in occasione del memorial Pentassuglia. Sei i punti vs Brindisi in semifinale e diciassette più quattro rimbalzi nella finale terzo/quarto posto contro Rieti il giorno dopo. Debutta anche in Europa nella manifestazione che affronterà nuovamente con la Happy Casa, la FIBA Europe Cup, mettendo a referto 12.8 punti a partita per trasferirsi a fine stagione all’Estudiantes privo di Alessandro Gentile per infortunio. Nella stagione 2019/20 si alterna tra Cholet e Wurzburg, nel 2020/21 decide di fare un passo indietro e affrontare la seconda lega francese a Quimper leader del gruppo in doppia cifra di media a partita.

Nell’ultima annata all’Hapoel Be’er Sheva realizza 13.3 punti con 5.6 rimbalzi e un record stagionale di 30 punti e 33 di valutazione nel match a novembre contro il Bnei Herzeliya.

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