Brindisi, indagato medico per uccisione e sevizie di gatti: LNDC Animal Protection pronta a costituirsi parte civile
Un medico di 50 anni è stato indagato dalla Procura di Brindisi per aver ucciso tre gatti e tentato di sopprimerne altri cinque tramite trappole e strumenti per la cattura. LNDC Animal Protection chiede un intervento giudiziario severo e annuncia l’intenzione di costituirsi parte civile nel processo
Brindisi, 24 febbraio 2025 – LNDC Animal Protection prende atto con seria preoccupazione delle notizie relative all’avviso di conclusione delle indagini nei confronti di un medico 50enne di Brindisi, indagato per aver ucciso tre gatti e tentato di sopprimerne altri cinque tra il 2023 e il 2025, avvalendosi di trappole e strumenti per catturare e colpire gli animali.
“È profondamente inquietante che una persona con una formazione sanitaria, votata all’assistenza e alla cura delle persone malate, possa aver messo in atto violenze così efferate contro esseri indifesi”, dichiara Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection. “La tortura e l’uccisione di gatti randagi o di colonia sono indicatori di una violenza gratuita che deve essere perseguita con la massima severità dal sistema giudiziario”.
Gli investigatori hanno compiuto indagini accurate con pedinamenti, telecamere e perquisizioni che hanno portato al sequestro delle gabbie trappola e del bastone usati per catturare i gatti, ricostruendo un modus operandi continuativo e disturbante.
“Se confermate, le accuse contro questo medico rappresentano una delle espressioni più becere di crudeltà verso gli animali che possiamo immaginare. Non si tratta di un atto isolato o di un errore: è una sequenza di violenze gratuite che meritano una risposta ferma e senza sconti. Non possiamo accettare che atti di tale brutalità restino impuniti o siano sottovalutati. Chiediamo giustizia in primis per le vittime, ma anche per difendere i valori di civiltà e rispetto che una società più evoluta deve garantire a tutti gli esseri senzienti”, continua Rosati.
LNDC Animal Protection sollecita ora che la Procura e l’autorità giudiziaria procedano con determinazione affinché fatti di così estrema crudeltà ricevano una risposta penale adeguata, a tutela non solo delle vittime dirette ma dell’intera società civile vista la pericolosità dei comportamenti messi in atto. L’associazione ribadisce il proprio impegno a vigilare sull’evolversi del procedimento, fino a costituirsi parte civile nell’eventuale processo per garantire che gli animali non restino mai più soli davanti a violenze di questo genere.