CALCIO – IL RACCONTO DEL CAPOLAVORO DEL BRINDISI…

Il Brindisi si impone nello spareggio contro la Cavese (1-3) e, di conseguenza, vince il campionato e torna in Serie C dopo trentatré anni dall’ultima volta. Dalla Calabria alla Calabria, da Cosenza a Vibo Valentia, dal 1990 al 2023: è un’impresa leggendaria quella compiuta dagli uomini di Ciro Danucci, protagonisti di una rimonta clamorosa e di una finale perfetta. Si, perfetta: i biancazzurri sbagliano poco e concedono ancor di meno alla formazione di Troise, apparsa poco lucida e troppo pressata. Partita intelligentissima disputata dal Brindisi che non si fa schiacciare e colpisce la Cavese alla mezz’ora con D’Anna al termine di una bellissima azione iniziata proprio dal capitano e completata da Dammacco abile a rimettere il pallone al centro dell’area di rigore per il numero undici che deve solo gonfiare la rete con Colombo già battuto. Lo 0-1 manda in estasi i millecinquecento supporters in curva al Luigi Razza di Vibo Valentia e colpisce sempre di più i suoi avversari, apparsi nel pallone. Nella ripresa Troise scuote i suoi e grazie ai cambi prova a pareggiare, ma al settantesimo Ciro Danucci accende la play station e imbastisce un’azione offensiva da capogiro che porta Malaccari in contropiede davanti al portiere che, sul passaggio per Opoola, deve nuovamente girarsi per vedere la rete gonfiarsi alle sue spalle. Sullo 0-2 i tifosi campani iniziano un brutto lancio di fumogeni sul rettangolo di gioco che obbliga il direttore di gara alla sospensione della partita per diversi minuti: alla ripresa del match, a diciotto minuti dal termine, Felleca fallisce la palla gol dello 0-3 e la Cavese dimezza lo svantaggio con gol di testa di Foggia che mette paura ai brindisini. Ma è solo un’illusione. Il Brindisi si compatta e regge le ultime offensive campane fino al perfetto contropiede di Felleca che salta il portiere, segna l’1-3 e fa partire la festa. L’arbitro fischia tre volte: il Brindisi torna in Serie C. Da Vibo Valentia a Brindisi, la festa biancazzurra è appena cominciata.
Antonio Solazzo

(foto Andrea Baldassarre)

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