Cannalire (Pd): “Da Basell disimpegno maldestro e ingiustificato. Mimit blocchi chiusura e obblighi a investimenti green”

“Da Basell disimpegno maldestro e ingiustificato. Mimit blocchi chiusura e obblighi a investimenti green”

La decisione di LyondellBasell di cancellare la produzione di polipropilene a Brindisi è frutto di una strategia di disimpegno costruita negli anni, e il tentativo di attribuire alla riconversione del petrolchimico la responsabilità di una scelta maturata altrove è tanto maldestro quanto offensivo per un territorio che a questa multinazionale ha dato infrastrutture, risorse pubbliche, professionalità e decenni di lavoro. I fatti smentiscono la versione aziendale, perché dal fermo del cracking nella primavera del 2025 l’impianto PP2 ha continuato a marciare per oltre un anno approvvigionandosi di propilene via nave dai mercati del Mediterraneo, dimostrando che la produzione poteva proseguire anche senza la materia prima brindisina, e perché già nel settembre 2023, quando la chiusura del cracking Versalis non era stata nemmeno annunciata, la società invocava la mancanza di monomero per giustificare la chiusura del P9T, segno che quella dell’approvvigionamento è una motivazione di comodo che ritorna puntualmente a coprire una dismissione cercata e voluta. Persino Eni, consapevole delle proprie responsabilità verso il tessuto economico e sociale dopo l’abbandono della chimica di base, ha dovuto chiarire pubblicamente che le decisioni di altre realtà industriali del sito brindisino non possono essere ritenute conseguenza della fermata del cracking, tenuto conto delle possibilità di approvvigionamento alternativo. La verità è che Basell aveva deciso da tempo di lasciare l’Europa e Brindisi, come dimostrano la dismissione di Terni nel 2010, la chiusura del P9T nel dicembre 2023 con i suoi quarantasei lavoratori accompagnati alla porta sotto le feste natalizie, la cessione al fondo tedesco Aequita degli stabilimenti di Francia, Germania, Regno Unito e Spagna mentre Brindisi veniva lasciata fuori da ogni prospettiva, e infine un impianto già fermo settimane prima dell’annuncio ufficiale. Una multinazionale che ha costruito parte della propria leadership mondiale sulle competenze nate in questo territorio, erede di quella storia industriale che dal 1959 ha fatto di Brindisi una capitale del polipropilene, con impatti ambientali non indifferenti, oggi lascia il territorio, scaricando le proprie scelte su altri, senza un piano industriale alternativo, senza investimenti e senza rispetto per i lavoratori diretti e per l’indotto che rischiano di pagare il conto di decisioni prese a migliaia di chilometri da qui. Ovviamente nulla di tutto questo assolve un Governo che con i ritardi per il tavolo della chimica e sull’accordo di programma nonché sulle mancate scelte strategiche per la chimica di base ha offerto a Basell l’alibi perfetto dietro cui nascondere il proprio disimpegno. Un alibi però non diventerà mai una giustificazione e per questo chiediamo che la procedura di chiusura sia sospesa, che il Ministero delle Imprese del Made in Italy convochi immediatamente il tavolo di concertazione sulla chimica e costringa l’azienda a presentare un piano industriale credibile con garanzie occupazionali vere e prospettive concrete di investimento nella transizione sostenibile della produzione chimica.

Francesco Cannalire, segretario cittadino Pd e consigliere comunale Brindisi

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