“Il governo Meloni taglia fondi per eolico offshore e Brindisi rischia di perdere lavoro e investimenti”
È molto grave che il governo Meloni abbia dimezzato i fondi per i porti dell’eolico offshore, da 78 a 38 milioni di euro e secondo la stampa lo ha fatto per finanziare il taglio delle accise sui carburanti. In poche parole, si tolgono soldi all’energia pulita e all’industria di domani per tamponare il prezzo della benzina di oggi. Taranto, scelta come hub nazionale, scende da 28,5 a meno di 14 milioni e chi pensa che a Brindisi la cosa non riguardi si sbaglia di grosso. Davanti alla nostra costa è in valutazione Kailia, un parco eolico galleggiante da circa 900 megawatt. Da mesi sosteniamo che nel porto di Brindisi debba insediarsi la filiera industriale dell’eolico offshore, con la costruzione delle piattaforme galleggianti e dei componenti, perché ciò significa lavoro stabile e qualificato per una città che ha chiuso con il carbone e la chimica di base. Ma una filiera nasce solo se lo Stato investe nei porti e se il governo Meloni taglia perfino l’hub che aveva scelto, dice alle imprese che l’Italia non fa sul serio. E un investitore che non trova porti pronti costruisce le piattaforme altrove, magari all’estero, lasciando a noi solo la vista delle pale all’orizzonte.
Per questo chiediamo al ministro Pichetto Fratin di ripristinare subito le risorse e al governo di inserire ufficialmente Brindisi nella strategia nazionale sull’eolico offshore, a partire dall’accordo di programma per la decarbonizzazione che il ministro Urso annuncia e non firma mai. E ci auguriamo che sul tema i parlamentari di Brindisi e Taranto dicano con chiarezza da che parte stanno.
La transizione non si fa con gli annunci ma con risorse, banchine e lavoro e oggi, come sempre, il governo si tira indietro e Brindisi rischia di pagare il conto più salato.
Francesco Cannalire, segretario cittadino del Partito Democratico di Brindisi e consigliere comunale