Cannalire (Pd): “Le turbolenze societarie della Seri non devono ripercuotersi su gigafactory. Eni ne sia garante”

In queste ore sta circolando una notizia che ci preoccupa seriamente e riguarda Seri Industrial, partner nel progetto della fabbrica bess. Il consiglio di amministrazione ha deciso di far confluire la società dentro la capogruppo, e venerdì scorso il mercato ha reagito bruciando in una sola giornata oltre il venti per cento del valore del titolo. A Brindisi questa non può essere letta solo come una vicenda finanziaria che riguarda Milano o la Campania, perché dentro quel gruppo c’è FIB, che è il socio di Eni nella società che il 6 luglio ha posato la prima pietra della fabbrica di batterie nell’area dell’ex Versalis. Su quel cantiere la nostra città ha riposto molto più di una speranza. Ci ha messo la propria idea di futuro dopo la fine del carbone, dopo la fermata degli impianti della chimica e dopo la lunga stagione delle fabbriche che chiudevano senza che nessuno ci spiegasse cosa sarebbe venuto dopo. Quando una delle due aziende che portano avanti quel progetto cambia pelle, esce dal mercato e smette di dover rendere conto pubblicamente dei propri conti, i cittadini hanno il diritto di sapere che cosa comporta e non si può derubricare tutto a scelte private e che non ci riguardano. I numeri diffusi in questi giorni descrivono un gruppo che sta attraversando una fase difficile, con i ricavi dei primi mesi dell’anno scesi di quasi un terzo rispetto allo scorso anno e con un debito che supera i cento milioni di euro. Non stiamo sostenendo che la gigafactory sia in pericolo, ma la politica serve anche a guardare in faccia i rischi prima che diventino emergenze, e il rischio, per quanto al momento soltanto ipotetico, esiste. Potrebbe tradursi in una fase di rallentamento e causare allungamento dei lavori, fasi rinviate, assunzioni spostate più in là e un cronoprogramma che perde slancio mentre la città aspetta, e chi ha vissuto gli ultimi vent’anni a Brindisi sa perfettamente quanto un rinvio rischia di trasformarsi in un abbandono. Proprio per questo diciamo con la massima chiarezza che solo Eni può garantire la continuità di questo investimento. Eni, principale gruppo industriale del Paese, infatti controlla la Eni Storange Systems con la maggioranza delle quote e dispone di una forza finanziaria che non ha bisogno di appoggiarsi alle difficoltà di nessuno. Se il socio dovesse incontrare ostacoli lungo la strada, Eni ha tutti gli strumenti per assorbirli e per andare avanti. Ha anche allargato di recente la propria presenza nella filiera entrando nella società che curerà la vendita dei sistemi prodotti a Brindisi, il che dimostra che la scelta di investire qui è convinta e non occasionale.

La fiducia che riponiamo in Eni non è un atto di cortesia verso una grande azienda ma il riconoscimento di una responsabilità, perché chi mette il proprio nome sulla prima pietra davanti alle massime autorità e a una città intera deve garantire gli obiettivi prefissati, che prevedono la linea di assemblaggio per il 2027 e la produzione delle celle entro il 2029. Su quel cronoprogramma Brindisi non ammetterà ritardi e noi lo verificheremo passo dopo passo.

Ci auguriamo pertanto che Eni Storage Systems possa dare una conferma pubblica e formale degli impegni presi sui tempi e sull’occupazione e soprattutto una garanzia di continuità operativa e senza ritardi degli investimenti a Brindisi con l’auspicio che le turbolenze societarie del partner non abbia ripercussioni sul futuro della gigafactory.

Francesco Cannalire, segretario cittadino del Partito Democratico di Brindisi e consigliere comunale

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