CAOS PRONTO SOCCORSO – FIALS E UIL IN RIVOLTA

Molteplici le grida d’aiuto che pervengono dalle unità di pronto soccorso dell’ Asl di Brindisi, lamentano i sindacati FIALS e UIL, con specifico riferimento alla realtà del PERRINO per cui in tempi non sospetti denunciavamo l’mpossibilità di garantire la sicurezza dei pazienti. Pazienti in attesa per dodici ore , una situazione altamente rischiosa anche per le stesse persone che necessitano di assistenza sanitaria.

La situazione è insostenibile. I sindacati FIALS e UIL FPL invocano l’apertura di un tavolo tecnico per arginare i danni commessi e porre fine a questo stillicidio che i professionisti dell’emergenza urgenza vivono. Di mezzo c’è la tutela del personale sanitario e la salute dei cittadini, spesso minata dall’impossibilità di intervenire tempestivamente, nonostante gli sforzi profusi dei lavoratori a cui va tutto il nostro encomio per le competenze e il coraggio sostenuto.

Ricordiamo infatti che i problemi che l’operatore di pronto soccorso si trova a vivere frequentemente nella propria realtà locale, quali il sovraffollamento, l’aumento dei tempi di attesa dei pazienti per la visita medica (con relativo aumento dei pazienti che si allontanano dall’area di triage), e la percezione della pressione del lavoro in costante aumento, sono rappresentate nella letteratura medica ed infermieristica internazionale degli ultimi 15 anni, con numerosi contributi provenienti da altre realtà italiane e realtà internazionali.
Perché il problema non si è mai affrontato?

È evidente come il prolungarsi dei tempi di attesa per la visita abbia un impatto negativo sull’opinione pubblica (particolarmente sulla qualità percepita), e possa costituire una fonte potenziale di situazioni critiche, sia per il clima lavorativo interno, che propriamente clinico, laddove i pazienti, e particolarmente quelli con livelli di urgenza intermedia, si trovino a sostare fino a parecchie ore nell’area di triage. Partendo da questi presupposti, una delle priorità da affrontare, a nostro avviso, è la gestione dei codici minori.

A tale proposito, se da una parte il TVR ( team di valutazione rapida ) in pronto soccorso può essere visto di buon auspicio per il fenomeno del over crowding ( sovraffollamento ) poiché alleggerisce le responsabilità legali dell’ infermiere con la presa in carico da parte del medico, e’ vero anche che non è la soluzione. La domanda sorge spontanea: da dove verrà attinto il personale visto la drammatica carenza di medici in primis e di infermieri già questi ultimi sottoposti a ritmi lavorativi estenuanti?
La proposta in fase sperimentale imposta, poiché di sperimentale si intravede la natura, può essere la soluzione solo se coadiuvata dall’applicazione, in sinergia alla prima, di modelli organizzativi innovativi.
Per cercare di arginare il problema delle lunghe attese nei pronto soccorso, e conciliare i criteri di efficacia efficienza, pur in carenza di risorse,andrebbero adottate strategie variabili di gestione dei pazienti con lesioni e/o malattie minori, per accelerarne i percorsi diagnostico-terapeutici quali il See and Treat, Fast Track, per indicare sistemi e percorsi indipendenti per l’inquadramento rapido e la gestione dei codici minori, con effetto di abbattere le liste di attesa al triage dei dipartimenti di emergenza grazie ad infermieri esperti, in possesso di competenze avanzate, che potrebbero migliorare il dipartimento di emergenza senza deterioramento della qualità dell’assistenza.

Un’ulteriore soluzione proposta potrebbe essere L’ Apertura dell’OBI in modo tale da permettere percorsi per Diagnosi e terapia ,permettendo così di valutare il paziente e averne cura, nel più breve tempo possibile, osservando l’ evoluzione del quadro clinico prima di discernere tra il ricovero o le dimissioni.

Un ventaglio di soluzioni opinabili quelle proposte dai due sindacati, così come sarebbe opportuno per la carenza drammatica di medici e infermieri, istituire un team di professionisti strutturati volontari con retribuzione a prestazioni aggiuntive.

La politica locale e regionale non sia avventata nel richiamare solo medici in quiescenza, bisogna essere propositivi nella risoluzione di un problema così cronico come la carenza dei medici dell’emergenza urgenza.

La nostra denuncia è una mano tesa ai lavoratori, concludono, se non uniamo le forze chi deve intervenire per mettere fine a questa situazione?

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