Caro Ministro, la nostra città ha bisogno di ben altro rispetto a qualche “prima pietra”

Preg.mo Ministro Urso,

se volessimo limitarci ad una cronaca superficiale degli eventi potremmo dire che Lei – e di conseguenza il Governo nazionale – riserva particolari attenzioni al territorio brindisino.

L’abbiamo avuta tra noi meno di un mese fa, presso la sede della Camera di Commercio, per l’inaugurazione della “Casa del Made in Italy”. Una sorta di sede periferica dello stesso Dicastero che dovrebbe far pensare ad un rapporto più stretto tra imprese locali e il Mimit. In realtà, diciamolo con franchezza, si tratta di una semplice (e forse neanche tanto geniale) operazione di immagine che non accorcia di un solo centimetro la distanza tra la base ei vertici del sistema produttivo nazionale. La comunità brindisina – fatta di semplici cittadini, associazioni di categoria, organizzazioni sindacali, sistema associativo spontaneo – non ha avuto modo di incontrarLa ed in quella occasione si è rischiata anche qualche figuraccia, viste le tante “dimenticanze” negli inviti. Eppure sarebbe stato tanto importante se Lei si fosse confrontato con la città, se ci avesse convinto dell’utilità dell’operazione di accorpamento delle camere di commercio che a Brindisi ha tolto più di qualcosa. Ma sarebbe stata anche una occasione irripetibile per spiegarci dove stiamo andando. I parlamentari D’Attis e Battilocchio, con una intelligente operazioni poltica, hanno costretto il Governo ad aprire un tavolo sulla decarbonizzazione di Brindisi e Civitavecchia. Un luogo dove programmare i processi di riconversione industriale, partendo dallo spazio da concedere all’energia rinnovabile, così come a settori innovativi e di grande prospettiva come la nautica, l’aeronautica, la “nuova” agricoltura e il corretto sviluppo del comparto turistico.

Brindisi – non è una novità – è risultata appetibile ed alla manifestazione di interesse hanno partecipato a decine. Il problema è che poi tutto è stato affidato dal Mimit ad Invitalia per valutare i contenuti delle stesse proposte di nuovi investimenti. Ma è come se qualcuno, nel Suo Ministero, abbia detto ai tecnici di Invitalia di “far piano”, procedendo con colloqui e raccolta di documenti, senza giungere ad alcuna conclusione. Eppure, caro Ministro, è trascorso oltre un anno senza traguardare alcun risultato concreto. Nel frattempo, per opera del Suo collega Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, tutte le aree disponibili nel porto restano opzionate per l’eolico offshore che – diciamola tutta – è difficilissimo che si trasformi in qualcosa di concreto.

Poi c’è l’accordo di programma per Brindisi che è stato annunciato più volte, ma che non si firma perché mancano le risorse da mettere a disposizione di chi vuole investire. E dire che lo stesso on. D’Attis prova costantemente a convincere il Governo a investire su Brindisi e le stesse sollecitazioni certamente arrivano anche dal Commissario di Governo, il Prefetto Carnevale. Ad oggi, però – e saremmo davvero felici di essere smentiti – tutto tace.

Ma nel frattempo sul fronte della catastrofe economica ed occupazionale provocata dalla chiusura della centrale di Cerano e dalla dismissione della chimica di base (centrale e petrolchimico, caro Ministro, a Brindisi hanno procurato per decenni guadagni miliardari per Enel ed Eni e conseguenze nefaste per ambiente e salute dei brindisini), ci si aggancia alla disponibilità di Eni di realizzare a Brindisi una “gigafactory” all’interno dello stabilimento brindisino, in società con Seri Industrial.

Lei, pertanto, oggi torna qui da noi per apporre la prima pietra di qualcosa di nuovo che dovrebbe compensare la chiusura di tanti impianti di chimica di base, sia in termini occupazionali (diretti e indiretti) che economici per il territorio. La “prima pietra” dovrebbe assumere il significato dell’avvio di tutte le attività, tanto più perché le previsioni parlano di una partenza della produzione entro il 2028. E quindi alla prima pietra dovrà seguire già da domani una seconda e poi una terza pietra. Peccato, però, che il territorio è stato coinvolto poco o niente. Fuori dal Petrolchimico avrà modo di ritrovare i sindacalisti della Cgil che all’apposizione della prima pietra non sono stati invitati (solo perché non hanno inteso firmare l’accordo sul futuro della chimica). Certo, il Suo cerimoniale non avrà potuto evitare di invitare il Presidente della Regione Puglia Decaro, anche se proprio il numero uno di quell’ente condivide in gran parte le posizioni della Cgil e soprattutto ha puntato l’indice contro l’Eni per i tentativi “troppo timidi” di vendita del cracking per dare ad altri la possibilità di rimetterlo in marcia. Purtroppo, poi, Eni e Seri Industrial hanno coinvolto poco o niente il territorio e se ci saranno imprese brindisine impegnate nella costruzione avranno definito le commesse “chissà come, chissà dove e chissà quando”. Una situazione che potrebbe generare imbarazzi anche negli ambienti confindustriali, pur nel corretto silenzio dell’organizzazione di categoria di corso Garibaldi.

E in questa corsa ad escludere il territorio Eni ha pensato bene di farle trovare anche tecnici dell’audio, hostess e steward provienti da altre province (speriamo che almeno il catering sia stato affidato a brindisini, in maniera tale da farle degustare le nostre prelibatezze).

Battute a parte, caro Signor Ministro, da Lei ci attendiamo ben altro rispetto a questa prima pietra. Confidiamo nelle Sue capacità e nella Sua autorevolezza per farsi dire da Eni cosa realmente si farà a Brindisi per la produzione di queste bess.

La filiera, se realizzata interamente, prevederebbe l’approvvigionamento e la lavorazione delle materie prime, la produzione di celle e pacchi batteria, la fase altamente tecnologica di “integrazione di sistema”, la progettazione di impianti e monitoraggi continui da remoto (EPC e O&M) ed il “fine vita” degli impianti, con il riutilizzo delle batterie dismesse e il recupero dei materiali critici (a partire da litio e cobalto).

In realtà – ci corregga, La prego, Signor Ministro – a Brindisi si procederà, almeno nei primi anni, con il semplice assemblaggio dei moduli (raggruppamento delle celle in moduli e rack, pronti per essere inseriti negli involucri di grande taglia).

Tutto questo, Signor Ministro, mentre resta una condanna non appellabile sulla chimica di base e mentre l’Enel e l’Eni non spendono un centesimo per smantellare impianti e bonificare aree che non serviranno neanche in situazioni di emergenza.

Ecco, Signor Ministro, piuttosto di qualche prima pietra venga una terza volta a spiegarci a quale futuro andiamo incontro e se per Brindisi il Governo destinerà almeno una piccola parte delle attenzioni riservate a Taranto. Ce lo meritiamo, davvero.

Buona “prima pietra” Signor Ministro

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