Centri antiviolenza – Fermiamo il disegno di legge sulla violenza sessuale

FERMIAMO IL DISEGNO DI LEGGE SULLA VIOLENZA SESSUALE:
 IL CONSENSO È LIBERTÀ. IL CONSENSO È UN DIRITTO. NON ARRETREREMO.

Il 15 febbraio 1996, dopo vent’anni di lotte femministe, l’Italia ha finalmente riconosciuto la violenza sessuale come un reato contro la libertà personale e non più come un’offesa alla morale comune. Una svolta storica che ha sancito il pieno riconoscimento delle donne come persone titolari di diritti.

Oggi, a trent’anni da quella conquista, quel principio rischia di essere gravemente compromesso.

Il 19 novembre 2025 la Camera dei Deputati ha approvato un testo, frutto di un accordo bipartisan, che introduceva nel codice penale il riferimento al “consenso libero e attuale”, in coerenza con la Convenzione di Istanbul. Al Senato, però, i partiti di maggioranza hanno imposto una revisione del testo, delegando la Commissione Giustizia – presieduta dalla senatrice Giulia Bongiorno – a riscrivere la norma.

Il 27 gennaio 2026 la Commissione Giustizia del Senato ha approvato a maggioranza un emendamento che abbandona il modello del consenso e introduce quello del dissenso, imponendo alla vittima l’onere di dimostrare di aver manifestato una “volontà contraria” comprensibile all’aggressore.

Questa scelta rappresenta un grave arretramento culturale e giuridico. Spostare l’attenzione sulla condotta della vittima, anziché sull’azione dell’autore della violenza, significa aumentare il rischio di vittimizzazione secondaria. Nei processi per violenza sessuale, ancora oggi, alle donne viene chiesto perché non abbiano urlato, perché non si siano opposte, perché non abbiano reagito “abbastanza”. È inaccettabile che una legge legittimi questa logica.

Il consenso libero e attuale elimina ogni ambiguità: affermare che solo un sì esplicito, consapevole e continuo rende lecito un rapporto sessuale significa tutelare l’autodeterminazione e la libertà di tutte e tutti. Il consenso non è una formula giuridica da svuotare, ma un diritto fondamentale.

Questa proposta di legge si inserisce in una più ampia deriva patriarcale che limita la libertà delle donne e preserva un ordine tradizionale dei rapporti sociali. Ne è prova l’ostilità della maggioranza verso l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, strumento indispensabile di prevenzione della violenza.

È importante sottolineare che l’emendamento Giulia Bongiorno è peggiorativo anche rispetto alla normativa vigente, poiché la Corte di Cassazione già interpreta il reato di violenza sessuale sulla base del consenso, in linea con la Convenzione di Istanbul e con la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti Umani.

Per queste ragioni, Il 15 febbraio 2026, a Brindisi, alle ore 10.00, in piazza Cairoli si terrà la camminata per il “consenso”; dalle ore 10.30 alle 13.00, seguirà un sit-in in corso Umberto I, all’altezza di via Conserva. In questa giornata dal fortissimo valore simbolico per la libertà delle donne, come in tutta Italia, scendiamo in piazza per fermare l’approvazione di questo disegno di legge e ribadire che sui diritti conquistati non siamo disposte e disposti a fare passi indietro.

Vogliamo contrastare la deriva patriarcale e costruire una società fondata sull’autodeterminazione, sulla libertà e sul rispetto dei corpi e delle relazioni.

Il consenso è libertà. Il consenso è un diritto. Non arretreremo.

NON UNA DI MENO, Centro Antiviolenza Io Donna Brindisi, Centro Antiviolenza Miral Brindisi, Centro Antiviolenza La Luna Latiano, Centro Antiviolenza Fiorediloto Torre S. Susanna, Anpi Brindisi, Arci Brindisi, Auser Brindisi, Cgil Brindisi, Cobas Brindisi.

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