Il disegno di legge n.2920 di conversione del decreto legge 7 maggio 2026, n.66 recante
disposizioni urgenti per il PIANO CASA, desta molte perplessità.
E’ il risultato di una pianificazione priva del contributo e dell’apporto delle parti sociali, che
non affronta il problema del disagio abitativo delle fasce sociali deboli.
Un decreto che prevede, per il recupero di 60 mila alloggi di ERP, lo stanziamento di 970
milioni di euro, spendibili in 5 anni (2026/2030) di cui solo 116 milioni utilizzabili nel 2026.
Risorse non sufficienti e inadeguate , in parte già previste dalle precedenti leggi di bilancio
ed in parte rivenienti dalla riallocazione di risorse sottratte ad altri obiettivi, come
rigenerazione urbana e il fabbisogno enrgetico. Tali risorse consentiranno il recupero di
non più di 30 mila alloggi, dei quali tra l’altro non si conosce la giusta ripartizione tra ERP e
edilizia sociale.
Per venire incontro al disagio abitativo delle famiglie italiane il Governo, con tale
provvedimento,anziché investire risorse per costruire nuovi alloggi e migliorare il
patrimonio pubblico residenziale, ritiene più opportuno svenderlo a prezzo ridotto del 33%
rispetto al prezzo di mercato. Quindi sull’edilizia integrata solo il 30% degli alloggi avranno
un canone d’affitto a prezzo di mercato, mentre il 70% saranno svenduti a prezzi
calmierati. Il tutto dietro la regia di un Commissario straordinario che costerà agli italiani
493 mila euro per 18 mesi, nominato addirittura prima che venisse approvato il
provvedimento.
Quindi nessun finanziamento per la costruzione di nuovi alloggi nell’ ERP.e se da una
parte il Piano prevede ui recupero di alloggi ERP, dall’altra, attraverso il Commissario, si
occuperà di svendere il patrimonio pubblico residenziale togliendo autonomia agli enti
locali, sotto il tiro incrociato di preoccupanti deroghe ai piani urbanistici, allas
programmazione territoriale e alle competenze degli enti locali. Una scelta che potrebbe
favorire intreventi edilizia con violazioni dei vincoli urbanistici, paesaggistici ed
idrogeologici, caratterizzati da forti rischi speculativi.
Non saranno previsti oneri di urbanizzazione sulle bonifiche o sugli immobili che verranno
destinati a strutture ricettive o commerciali. In questo modo ai comuni saranno sottratte
importanti risorse che potevano essere decisamente meglio investite su altro. Verrà così
svilito il ruolo dell Autonomie locali che hanno maggiore conoscenza del territorio che
amministrano.
I ricavi di tali vendite non saranno destinati ai nuovi alloggi, ma al fondo per
l’ammortamento dei titoli di Stato, sottraendo quindi tali risorse al Fondo di sostegno per gli
affitti e al Fondo destinato alla morosità incolpevole delle famiglie in affitto.
Il primo è privo di finanziamenti da tre anni mentre il secondo dispone di risorse
insufficienti. Si tratta di strumenti ritenuti fondamentali per alleggerire il peso dei canoni
alle famiglie e prevenire situazioni di sfratto coercitive che causerebbero preoccupanti
disagi sociali.Preoccupa infatti il disegno di legge S 1774, attualmente all’esame del
Senato, che punta ad accelerare le procedure di esecuzione degli sfratti, anche nei casi di
scadenza del contratto o di morosità.
Al disagio abitativo bisogna invece rispondere con urgenza prevedendo nuove politiche
per la casa che contengano maggiori investimenti pubblici a favore degli enti locali,
strumenti fiscali e normativi adeguati, rigenerazione urbana e recupero del patrimonio
esistente per ridurre il consumo di suolo, efficienza energetica.
Serve inoltre una diversa politica degli affitti che parta da un rifinanziamento del Fondo di
sostegno per gli affitti e del Fondo destinato alla morosità incolpevole al fine di di
contenendo i canoni di locazione nel mercato privato , favorendo il canone concordato , i
contratti di lunga durata e quelli dedicati agli studenti.
Andrebbe previsto anche un aumento degli investimenti a favore nuovi alloggi pubblici e
sociali, attraverso nuove costruzioni o il del patrimonio esistente e degli edifici pubblici
non utilizzatie o confiscati alla mafia con lo scopo di estendere alle fasce meno abbienti il
diritto alla casa che , va ricordato, è un bene primario e indispensabile non un lusso a cui
può accedervi soltanto chi ha la possibilità economica di rispondere ai prezzi di mercato.
Il Segretario Generale Il Segretario Generale Responsabile Provinciale
Cgil Brindisi Fillea Cgil Brindisi Sunia Brindisi
Massimo Di Cesare Giuseppe Maggiore Marcello Petarra