D’APRILE: BRINDISI HA BISOGNO DI UNA REVISIONE POLITICA E CULTURALE

Massimo Gramellini, scrittore e giornalista, a proposito del parroco che ha celebrato i sacramenti con i paramenti di un “cronoman”, sul Corriere della Sera di qualche giorno addietro ha rappresentato che non ritiene reazionario il pensiero di chi si è schierato a favore del vescovo, autore delle critiche rivolte allo stesso prete appartenente alla sua diocesi ed autore della strana performance, asserendo al riguardo che “la forma è anche sostanza”. “Nonostante tutte le nostre arie”, ha commentato Gramellini, “restiamo degli esseri semplici e suggestionabili. Da qui il risultato, che non è una opinione ma un dato di fatto, che la religione, quanto più si fa piccola per avvicinarsi alla gente, tanto più la gente finisce per allontanarsi da essa”.
Tale assunto, condiviso da chi scrive, appare quasi come fosse stato coniato per essere adattato anche alla nostra politica che, non per mera opinione, ma per un altrettanto dato di fatto inoppugnabile, proprio perché caratterizzata continuamente da piccoli personaggi, ancorché da piccolissimi interventi sostanziali, anziché avvicinarsi alla gente si allontana sempre più da essa, determinando di conseguenza l’instaurarsi di un certo senso di preoccupante sfiducia e distacco.
Tale disaffezione ha mostrato tutta la sua virulenza in occasione dell’ultima tornata elettorale, i cui risultati hanno visto, in maniera sempre più crescente, il netto successo del partito di coloro che si astengono dal voto: in effetti in Puglia, in cui si è registrata la quarta peggiore performance italiana di sempre, alle urne si è presentato poco più di un elettore su due.
La domanda, quindi, nasce spontanea: possono realmente occupare lo scranno della rappresentatività tutti coloro che vengono eletti con una così ridotta percentuale di votanti?
Possono costoro essere legittimati ad adottare decisioni condizionanti della vita presente e futura di tutti?
Il dubbio appare legittimo!
Risultati non discostanti dal trend regionale si sono registrati, purtroppo, anche nella città di Brindisi, che, come noto, si appresta ad essere interessata, da qui a qualche mese, da una ennesima tornata elettorale, questa volta per eleggere il nuovo consesso civico cittadino.
Il timore di un risultato che conclami, in tale prossima circostanza, il perpetuarsi delle “anomalie” sopra descritte, determinate anche da leggi elettorali che nulla hanno a che vedere con una sana democrazia rappresentativa del volere della popolazione, appare altissimo. Cosa che in effetti accadde anche nel 2018, allorquando l’attuale primo cittadino fu eletto al ballottaggio con una percentuale di votanti davvero risibile (circa il 40% degli aventi diritto al voto).
I presupposti sembra ci siano tutti, ma ciò non dovrà assolutamente accadere per non essere pervasi dai dubbi sopra cennati.
Brindisi, invece, per ritornare a credere in se stessa e nel suo futuro, ha necessità di poter contare su di una rappresentanza politico/istituzionale che scaturisca da un consenso quanto più largo possibile, che sia autorevole e capace finalmente di unire ogni forza utile al fine di uscire da una situazione di “pericoloso stallo”, come quella che stiamo vivendo, assolutamente esiziale per il tanto agognato progresso economico e sociale del nostro territorio.
E per il raggiungimento di tali traguardi, una netta inversione di tendenza appare davvero indispensabile e doverosa, richiamando tutti alle proprie responsabilità nel momento in cui ognuno sarà convocato a rappresentare nel segreto dell’urna le proprie scelte politiche.
Il passato dovrà essere considerato passato ed il futuro, ancorché rappresentato da “valide” progettualità a lungo termine, dovrà necessariamente essere caratterizzato anche da uno sviluppo di attività (porto/turismo, industria più sostenibile, artigianato, commercio, agricoltura, ecc.) che diano risultati nel breve e medio termine (ZES, CIS e acronimi vari hanno bisogno di tempi lunghi per poter innescare dinamiche virtuose).
E’ il caso di storicizzare al riguardo che la classe politica, in fasi diverse e sotto varie bandiere, ha posto in essere nella nostra città un gioco sporco con le aziende e con la piazza, senza mai riuscire a pianificare uno sviluppo duraturo, di ampio respiro e sostenibile. In effetti, aver ospitato nel tempo colossi industriali e infrastrutture ritenute essenziali non ha procurato tutte le ricadute sperate.
Oggi Brindisi non può essere considerata protagonista del dibattito, per un malinteso senso di centralità e importanza strategica, nel solo paragrafo che si intende sviluppare intitolato “energia” (eolico on e offshore, fotovoltaico, gasdotti, rigassificatori, centrali a carbone e hidrogen valley, ecc.): la nostra città, con l’implementazione di una economia diversificata, dovrà finalmente essere ripagata dalle tante devastazioni subite. Aver rispolverato con assurdo, ingiustificato ritardo (anche se ancora non se ne ravvede alcuna reale traccia!), la battaglia delle compensazioni, come ristoro al passaggio o anche all’insediamento di opere strategiche per l’economia nazionale, oltre al danno appare la propinazione di una vera e propria beffa.
Per dirla alla Norberto Bobbio, fino ad oggi ha prevalso il trionfo del “policantismo”, rappresentato dall’abbassamento dell’attività politica a strumento dei propri buoni o cattivi affari. Non è tempo di “pannicelli caldi”, se la città intende riformarsi e compiere un atto di revisione politica e culturale, questo compito non spetta certo agli autori della sconfitta che devono solo ed esclusivamente gestire la loro uscita di scena.
E’ da folli ripetere lo stesso errore aspettandosi risultati diversi (Albert Einstein).
Francesco D’Aprile

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