D’APRILE: BRINDISI PER RISORGERE HA BISOGNO DI SCELTE CORAGGIOSE

“Prima si fanno scappare i buoi e poi si chiude la stalla”: è una di quelle massime che molto chiaramente rappresenta l’incedere solito della vita sociale della nostra città, del nostro territorio.

Un refrain tanto abituale che purtroppo passa oramai quasi inosservato.

In effetti, la solita, regolare alzata di scudi, le consuete, energiche opposizioni a situazioni o provvedimenti che nel corso del tempo hanno negativamente condizionato lo stato sociale, economico e politico vengono rappresentate sempre e puntualmente allorquando tutto è compromesso.

Di esempi se ne possono fare a iosa: dalla continua decadenza del porto, artatamente depauperato di tutta la sua strategica importanza, al declassamento del nostro aeroporto, ritenuto fino a qualche decennio addietro una delle strutture aeroportuali più sicure ed affidabili del mezzogiorno d’Italia; dalla mancata, preventiva ed indispensabile  pianificazione del futuro del comparto industriale, irreversibilmente proteso verso nuovi sviluppi dopo i disastri dell’industrializzazione senza regole, alla inopinabile sottrazione della titolarità dell’Autorità Portuale, della Camera di Commercio, della Banca d’Italia. L’ultimo esempio in ordine di tempo, ma non per questo meno rilevante, è quanto si paventa (?) con la proposta legislativa della commissione UE per la realizzazione della rete Ten-T che collegherà il nord Europa e la Scandinavia al cuore del Mediterraneo. Brindisi (e tutto il salento) con il suo porto, che ha tutte le carte in regola per tornare a far parte dei “porti core”, quelli che rientrano nella rete “Trans european network tran sport”, tagliata fuori.

Uno scippo in piena regola, preordinato chiaramente per accrescere ulteriormente le potenzialità delle analoghe strutture di altri territori.

Nella fattispecie, dopo i subdoli canti di una ingannevole vittoria eseguiti, peraltro, anche in modo alquanto provincialotto, puntuali arrivano le alzate di scudi da parte dei soliti, pronti ad assurgere a paladini della difesa del nostro territorio.

Così non può più essere.

Purtroppo però, l’azione umiliativa della nostra dignità, in atto ormai da più di qualche lustro, continua imperterrita per la sua strada, favorita da un evidente disinteresse, estraneazione collettiva diventata sciaguratamente una mentalità di massa.

Brindisi, quindi, ha necessità impellente di una rinnovata passione civile da parte dei suoi cittadini, atta a contrastare simili nefandezze. Senza questa premessa anche una buona amministrazione non darebbe grandi frutti, non avrebbe un futuro.  

Uno dei drammi più significativi di Brindisi insiste, in effetti, nel depauperamento delle sue energie civili, nel sentimento di sfiducia e di abbandono che vivono non solo i migliori, ma gran parte dei cittadini. Ciò favorisce, come spesso accade, l’occupazione di peculiari ed importanti posti di comando da parte di soggetti che nulla hanno a che fare con la storia, le tradizioni della nostra tanto amata città.

Questo è il punto cruciale! A Brindisi ci si imbatte troppo spesso in un atteggiamento di rifiuto verso ogni impegno pubblico anche e soprattutto da parte di quella società civile colta e capace che potrebbe opporre almeno un ostacolo all’indisturbata ascesa al potere di coloro che da anni lo occupano e se ne servono per il raggiungimento di inconfessabili fini. Potrebbe ancora opporre una resistenza all’ascesa della genia degli uomini di partito di partiti inesistenti, dei traffichini senza mestiere, dei manutengoli degli affari più sporchi, degli specialisti nel cambiare casacca a ogni tornata elettorale, degli adusi ad ogni forma di autoreferenzialità pur di pubblicizzare anche il più banale intervento che nella quasi totalità dei casi è un atto dovuto, una ovvietà.

Per risorgere Brindisi non ha bisogno di mezze misure all’insegna dei soliti compromessi al ribasso. Ha bisogno di radicalità, di scelte coraggiose, di un nuovo spirito animatore e lungimirante. E soprattutto di donne e uomini consapevoli del proprio compito. Ma tutto ciò potrà avvenire solo se i brindisini lo vorranno. Solo se essi si convinceranno che cambiare le cose dipende da loro, non da altri. Che, soprattutto, dipende da loro usare il diritto di voto, solennemente e palesemente disatteso ultimamente, per scegliere da chi essere governati.

Le imminenti festività natalizie e di fine d’anno siano di augurio acché Brindisi ed i brindisini possano perseguire quanto prima possibile ogni più lusinghiero risultato.

Se ne ha realmente bisogno. 

Francesco D’Aprile

Cittadino di Brindisi

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