Dichiarazioni di Landini e Decaro a Brindisi – FDI: quando la propaganda prevale sul pragmatismo sindacale

Le recenti uscite di Maurizio Landini e la passerella brindisina di Decaro  – che sembrano giungere in città ignari della realtà, quasi fossero “Alice nel Paese delle Meraviglie” – impongono di ristabilire la verità storica su chi ha realmente decretato il declino di Brindisi.

​Non si può parlare di lavoro dimenticando che il processo di decarbonizzazione è iniziato otto anni fa. In quella fase, un Governo nazionale a trazione “rossa”, coadiuvato da una Regione Puglia altrettanto silente e complice, ha operato una scelta che ha sancito la condanna a morte del nostro tessuto industriale: l’esclusione di Brindisi dai fondi del Just Transition Fund. Si è preferito dirottare le risorse su Taranto e sul Sulcis, lasciando Brindisi, deliberatamente, fuori dai radar degli investimenti necessari per affrontare la transizione.

​Quello che ci era stato venduto come un percorso di “transizione” si è rivelato, nei fatti, una lucida operazione di desertificazione. Dov’era la CGIL in quel momento? Perché il sindacato non ha fatto sentire la sua voce con la stessa veemenza di oggi, quando il territorio veniva escluso dagli strumenti di sostegno fondamentali? È evidente che la vicinanza politica ai governi di allora ha agito da freno inibitore, preferendo la fedeltà di bandiera alla tutela reale dei posti di lavoro brindisini.

​Risulta, in questo quadro, ancora più grave e incomprensibile la decisione della Giunta Marchionna di concedere la compartecipazione comunale a un’iniziativa nascosta dalla sigla sindacale della CGIL (che gia’ il titolo e’ tutto un programma “Mare a sinistra”) ma che si è trasformata nell’ennesimo palcoscenico di propaganda politica (come ormai ci ha abituato Landini da quando e’ in carica il Governo di Giorgia Meloni), anziché in una sede di confronto sulle ferite aperte che proprio quella politica ha inferto alla città.

La dismissione dell’impianto Eni e l’addio alla centrale a carbone sono il risultato di politiche energetiche miopi, avallate con compiacenza dalla sinistra nazionale e locale, e sostenute, all’epoca, da una CGIL fin troppo silenziosa. Evidentemente, il colore politico dei governi di quegli anni – “rossi” come il sindacato – ha agito come un anestetico, frenando le proteste che, invece, oggi vengono strumentalmente sollevate contro l’attuale esecutivo. Dov’era la CGIL quando si decideva il destino industriale di Brindisi? Perché non si sono stracciate le vesti allora, quando c’era ancora tempo per pianificare una transizione reale invece di condannare il territorio al declino?

​Brindisi non ha bisogno di chi torna oggi a versare lacrime di coccodrillo dopo aver avallato, per anni, scelte che hanno impoverito il nostro territorio. La città è stanca di questa recita: chiediamo serietà, assunzione di responsabilità e, soprattutto, che si smetta di confondere la propaganda con la tutela dei lavoratori.

Coordinamento cittadino FdI

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