Donna morta in Pronto Soccorso: archiviazione per medici e direttore Asl

La vicenda risale al 16 novembre del 2022. Un’ospite di una residenza per anziani accusa un malore e viene trasportata in ospedale al Perrino di Brindisi dove giunge intorno alle 19. Per lei il ricovero su una barella del pronto Soccorso in attesa che un medico si liberi. Alle 22.30 è ancora in attesa di una visita, ma le sue condizioni peggiorano e comincia a respirare affannosamente. Il figlio le sta accanto e lancia l’allarme, tanto è vero che gli infermieri conducono la madre nella sala dedicata ai pazienti in codice rosso. Il decesso, però, avviene dopo pochi minuti.
La denuncia del figlio verte anche sul fatto che sua madre è stata abbandonata su una barella nonostante sia stato comunicato che soffriva di ipertensione arteriosa, del morbo di Parkinson e di Alzheimer.
E dire che il medico del 118 aveva raccomandato proprio al figlio di stare accanto alla sua congiunta per evitare che rimanesse abbandonata nella sala d’aspetto. E disse anche di far tenere sotto controllo ogni mezzora il valore della glicemia.
Ma nessuno avrebbe potuto fare di più, visto che a fronte di 60 pazienti in attesa di soccorso c’erano in quel momento solo due medici e undici infermieri. E fu proprio uno dei medici a chiamare i carabinieri perché constatassero in che condizioni erano costretti a lavorare.
Una carenza di organico ormai cronica che non è mai stata realmente risolta neanche dopo la morte di questa anziana donna.
Nonostante tutto, i due medici di turno, Raffaele Quarta ed Anna Chiara Scarsi, insieme al direttore generale dell’Asl di Brindisi Flavio Roseto ed ai sanitari Vito Campanile e Massimo Leone, furono iscritti nel registro degli indagati per ipotesi di reato di omicidio colposo e di lesioni personali colpose. Una indagine condotta dal pubblico ministero Francesco Carluccio che a settembre scorso ha chiesto al giudice delle indagini preliminari Vittorio Testi l’archiviazione del procedimento al termine delle indagini preliminari. Richiesta accolta dallo stesso GIP. Si chiude così una vicenda che rischiava di avere dei martiri incolpevoli per una situazione che esisteva prima ed anche dopo la morte dell’anziana donna. Una carenza di organico che mette a rischio chiunque faccia ricorso al pronto soccorso e che è grave esattamente quanto la mancanza di servizi vitali come la radiologia interventistica. Anche questa causa di un decesso.

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