Brindisitime vi propone in esclusiva foto e immagini agghiaccianti. In un momento in cui in ogni parte del pianeta si parla di rispetto dell’ambiente e della necessità di tutelarlo, nel Petrolchimico di Brindisi esistono ancora i resti di un modello di produzioni ormai obsoleto che tanti danni ha prodotto all’ambiente ed alla salute dei lavoratori e dei cittadini. In un grande capannone privo di finestre e di gran parte del tetto sono custoditi centinaia di grandi sacchi e di fusti contenenti veleni. Il tutto, senza alcun controllo e soprattutto senza alcuna protezione. Si tratta di rifiuti abbandonati da anni, forse da decenni, negli impianti ormai abbandonati presenti nel Petrolchimico e che si trovano in uno stato di profondo degrado. Su questi fusti e su quei sacchi piove dal tetto ed è praticamente impossibile stabilire se ci sono perdite di liquidi che finiscono in falda o polveri che si disperdono nell’aria. La zona è quella del magazzino Lom 2, ma nelle vicinanze è visibile il cartello “P 3”. All’esterno del capannone ci sono anche grandi lastre di cemento che facevano parte di un impianto fotovoltaico progettato, annunciato in grande stile e mai realizzato.
Ovviamente di questi rifiuti “molto” speciali le autorità locali non ne sono al corrente ed è facile immaginare che non ne sappia nulla neanche l’Arpa. Sarebbe interessante sapere dai responsabili del Petrolchimico che tipo di veleni contengono quei sacchi e quei fusti, perché non sono mai stati smaltiti, come si fa a conservarli in un ambiente in cui piove dentro e soprattutto senza alcuna custodia.
Ma noi – almeno noi – non ci fermeremo.
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