Giaimis: “Brindisi troppo bella perché continui a restare indietro

Ci sono momenti in cui tacere ha il senso della rinuncia. Momenti in cui ciò che per anni abbiamo detto sottovoce deve diventare una domanda pubblica e collettiva: che futuro vogliamo davvero per Brindisi? Da oltre trent’anni questa città convive con occasioni mancate, ritardi, promesse incompiute e problemi che sembrano ripetersi senza soluzione. Cambiano le stagioni politiche, ma troppo spesso restano identiche le domande. Brindisi continua a scontare un divario culturale, economico e strutturale che non può più essere considerato inevitabile. Continuiamo a denunciare le stesse carenze, mentre troppo spesso si investe in iniziative episodiche, incapaci di lasciare una traccia duratura, invece di costruire una vera programmazione culturale e di sviluppo.

La città deve liberarsi definitivamente da logiche clientelari, inerzie e vecchi meccanismi che hanno soffocato il merito, le competenze e il coraggio di immaginare qualcosa di diverso. Brindisi è una città bellissima. E proprio per questo fa ancora più male vederla così. Fa male vedere piazze sporche, giardini abbandonati, aiuole secche e spazi pubblici trascurati. Una città si ama anche nelle piccole cose: nella pulizia di una strada, nella cura di un albero, nella dignità con cui si consegna uno spazio pubblico ai propri figli e a chi viene da fuori. Eppure possediamo una ricchezza straordinaria.

Abbiamo un porto unico, un bacino naturale che entra nel cuore della città e che potrebbe attrarre turismo nautico, yacht, investimenti e nuove economie. Abbiamo il Castello Svevo e il Castello Alfonsino. Abbiamo la Via Appia, Regina Viarum, che culmina nelle Colonne Romane. Abbiamo la Fontana Tancredi, il Monumento al Marinaio d’Italia, il Monumento ai Caduti, la Basilica Cattedrale, il Nuovo Teatro Verdi con il patrimonio archeologico custodito sotto il suo palcoscenico. Abbiamo il Tempio di San Giovanni al Sepolcro, Porta Mesagne, le vasche limarie e luoghi che raccontano secoli di storia. Abbiamo una storia enorme, incalcolabile.


E troppo spesso viviamo come se non sapessimo cosa possediamo. Davanti a tutto questo continuiamo ad assistere a rimpalli di responsabilità, mancanza di coesione e rassegnazione. Ed è proprio la rassegnazione il rischio più grande. Brindisi non può accettare di essere considerata un grande paese invece della città che potrebbe diventare. Non può rassegnarsi agli ultimi posti nelle classifiche sulla qualità della vita e a vedere i propri giovani partire perché altrove sembrano esserci più opportunità.

Le contraddizioni sono evidenti. Abbiamo un aeroporto internazionale a pochi minuti dal centro e, nello stesso tempo, una ferrovia che continua a dividere fisicamente la città. Altrove si è avuto il coraggio di immaginare grandi interventi per ricucire quartieri e centro urbano. A Brindisi una visione di questa portata non è mai diventata davvero parte del dibattito pubblico.

Perché non pensare in grande? Perché non immaginare una Brindisi finalmente ricucita, più moderna e meglio collegata con Commenda e i quartieri limitrofi? Anche sul fronte della formazione paghiamo da decenni l’assenza di un polo universitario realmente autonomo e radicato, capace di attrarre giovani, ricerca, imprese e competenze. Nel frattempo assistiamo a investimenti pubblici che meritano una riflessione seria sulle priorità. Milioni di euro destinati allo stadio comunale e a interventi ripetuti nel corso degli anni devono interrogare una comunità che vede contemporaneamente tanti altri luoghi e servizi chiedere attenzione. Lo stesso accade con i grandi eventi. Quando Brindisi ospita appuntamenti di livello internazionale, come gli incontri della Nazionale Italiana di pallavolo, troppo spesso manca quella capacità di promozione e comunicazione che potrebbe trasformarli in vere occasioni di immagine, turismo e partecipazione.

Questa lettera nasce da qualcosa di profondo: dalla paura di perdere altro tempo. Abbiamo già perso troppi anni. Alle istituzioni chiediamo coraggio, una visione che superi la durata di un mandato elettorale, trasparenza, competenza e capacità di scegliere le priorità. Chiediamo che il porto, i monumenti, il verde pubblico, la cultura, il turismo, l’università, le infrastrutture e lo sport entrino finalmente dentro un unico progetto di città.

Ma una parte di responsabilità riguarda anche noi. Ai cittadini chiediamo un sussulto d’orgoglio e un più forte senso di comunità. Amare Brindisi significa rispettarla, custodirla, difenderla, pretendere servizi migliori ma anche avere cura di ciò che appartiene a tutti. Significa riconoscere le competenze, sostenere ciò che funziona e mettere da parte personalismi, divisioni e quella maldicenza che troppo spesso indebolisce ogni tentativo di costruire qualcosa insieme. Brindisi ha bisogno di persone capaci di sentirsi parte dello stesso destino, perché una città cresce quando cresce la sua comunità. Brindisi è una città ricchissima che per troppo tempo non è riuscita a trasformare ciò che possiede nella propria forza.

Il porto, la storia, l’Appia, i castelli, il mare, l’aeroporto, i monumenti, la cultura e le professionalità sono già qui. Ora serve una visione comune. È arrivato il momento di smettere di parlare della città che Brindisi avrebbe potuto essere. È arrivato il momento di costruire la città che Brindisi può ancora diventare.

Cav. Omri Antonio Giaimis

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