Un’analisi di ciò che avviene sui social nella città di Brindisi restituisce un quadro frastagliato che non consente di fotografare con precisione ciò che i cittadini pongono realmente ai primi posti dei bisogni quotidiani.
Ovviamente non si contano le proteste per strade rotte, illuminazione pubblica che non funziona, scarsità di posti-auto, per l’azione a volte incontrastata della criminalità organizzata.
Ma ciò che preoccupa non poco è il fatto che proprio i brindisini stiano perdendo la capacità di indignarsi rispetto ai calci in faccia che continuano ad arrivarci da ogni parte.
Partiamo dal Salone Nautico. Il presidente della società di gestione della Fiera del Levante, in chiusura della fallimentare kermesse barese (è solo una bruttissima copia della vecchia campionaria), aveva dichiarato che in futuro la Fiera guarderà proprio alla nautica. Da Brindisi – caso più unico che raro – c’è stata una levata di scudi partita dalla immediata reazione del parlamentare Mauro D’Attis che ha difeso a spada tratta lo Snim. E la stessa cosa hanno fatto tanti altri rappresentanti politici, amministratori e rappresentanti del mondo imprenditoriale. Un fatto positivo, non c’è dubbio, ma non si è compreso che mettere in salvo il Salone Nautico brindisino non basta a tutelarlo dagli attacchi che adesso arrivano da Bari e da Lecce. Nel Salento, infatti, nella nuova Darsena di San Cataldo si svolgerà una esposizione di barche a terra e in mare. Ed a Bari – sempre in Fiera – non ci sarà una vera e propria fiera nautica, ma le imbarcazioni saranno esposte in spazi al coperto.
Certo, nessuno è in grado di bloccare altri eventi sulla nautica in Puglia, ma la Regione ha l’obbligo di indirizzare lo sviluppo e quindi di sostenere economicamente chi ha superato i confini regionali ed oggi – dopo 22 anni di storia – si pone tra gli eventi fieristici di settore più importanti d’Italia. Ed anche la “politica” deve smetterla di fare l’occhiolino a tutti. Il sostegno pubblico, infatti, va garantito a chi è in grado di promuovere sviluppo ed occupazione. Esattamente ciò che lo Snim rappresenta da anni (lo sviluppo della cantieristica pugliese, così come la formazione professionale vedono proprio in Brindisi il punto di riferimento). Quindi, per dirla in parole chiare, non basta mantenere lo Snim a Brindisi, ma blindarne la “tenuta” e creare le condizioni perché l’intero comparto nautico regionale abbia un punto di riferimento per determinare nuove condizioni di crescita.
Tutto chiaro? Neanche a parlarne. In città esistono purtroppo sempre più “cavalli di troia” impegnati a demolire ciò che ci appartiene, facendo il gioco di chi non ha alcun interesse a far crescere Brindisi.
E non è solo questo. Sono stati resi noti i dati riguardanti gli investimenti previsti nel piano triennale delle opere pubbliche per il sistema portuale pugliese. Ebbene, le risorse disponibili saranno spese per il 64,23% nel porto di Bari e solo per il 23,01% nel porto di Brindisi. Si tratta di 22 milioni per realizzare la stazione marittima “Le Vele” che ormai fa parte della programmazione dell’ente portuale da anni ed anni. Facendo i conti della serva, insomma, Brindisi vale un terzo di Bari, ma nessuno dimentica ciò che era il nostro porto, con un record di presenze di passeggeri, di navi e di merci movimentate. Ci stanno ritagliando, insomma, un ruolo sempre più marginale e non è un caso che anche una grande organizzazione di categoria come Confindustria ormai navighi su un asse “Trieste-Bari”, nel silenzio generale e con gli applausi di chi guida oggi e di chi guidava ieri l’Autorità Portuale.
Vogliamo parlare, invece, di aeroporto? Il nostro scalo rischia di vedersi depotenziato a causa dell’apertura ai voli civili dell’aeroporto di Grottaglie. Una scelta purtroppo sostenuta dalla Regione Puglia che invece avrebbe dovuto chiarire bene i termini della questione, ribadendo la insostenibilità di un sistema aeroportuale pugliese basato su tre scali aperti ai voli civili. E nel frattempo la società Aeroporti di Puglia festeggia la decisione di Ryanair di avviare, nella prossima stagione estiva, quattro nuove rotte. Purtroppo tre di queste faranno scalo a Bari e solo una a Brindisi.
In tutte le situazioni citate ci sono “i cavalli di troia”. A volte si tratta di amministratori pubblici (vedi la incomprensibile posizione del sindaco di Villa Castelli a difesa dell’aeroporto di Grottaglie) e in altri casi di imprenditori che dispensano complimenti e sorrisi in cambio di qualche appaltuccio da quattro lire.
Ma Brindisi e i brindisini sono ben altro. Devono solo riscoprire la capacità di indignarsi, di reagire, di chiedere rispetto per la nostra città, per il suo porto, per il suo aeroporto e per le sue iniziative imprenditoriali. Del resto, creare un “fronte Brindisi” servirà anche ad evitare che – come accaduto per la Gigafactory dell’Eni – gli imprenditori debbano andare a genuflettersi in casa-Civitillo, per giunta per qualche subappalto visto che le grandi commesse sono state decise altrove, anche in questo caso senza alcuna partecipazione diretta del territorio.
Oggi più che mai, pertanto, occorrono dignità e forza territoriale invece di complimenti e sorrisi dispensati a chi di Brindisi davvero non se ne frega nulla e tende a rinchiuderla nei confini della marginalità.