In ASL Brindisi vittoria della CISL FP: il Tribunale riconosce il diritto del personale sanitario ai buoni pasto

Asl Brindisi

La Cisl Fp Taranto Brindisi segna un punto decisivo per la dignità del personale sanitario. Con una recente sentenza, il Giudice del Lavoro ha dato pienamente ragione alla sigla sindacale, condannando l’ASL Brindisi al riconoscimento del diritto alla mensa e all’indennità sostitutiva (buoni pasto), imponendo il pagamento immediato degli arretrati.

Il Tribunale ha ribadito un principio fondamentale: chiunque presti attività lavorativa per oltre sei ore ha diritto alla pausa e al ristoro. Le motivazioni della sentenza smontano le giustificazioni aziendali legate ai limiti di bilancio o all’esistenza di mense logisticamente irraggiungibili rispetto alla sede di servizio.

 «Questo risultato premia la nostra coerenza e tenacia» dichiara Giuseppe Lacorte, Segretario Generale della Cisl Fp Taranto Brindisi. «Un ringraziamento va al nostro legale, che ha curato con eccellenza una vertenza complessa. Non è solo una vittoria economica, ma un atto di giustizia che crea un precedente fondamentale per l’intero settore.»

I punti chiave della sentenza:

Arretrati: Riconosciuti i rimborsi per gli ultimi 10 anni di servizio.

Obbligatorietà: L’ASL dovrà erogare il ticket per ogni turno futuro laddove la mensa non sia effettivamente fruibile.

Prevalenza del diritto: Il benessere e il recupero psicofisico del lavoratore prevalgono sulle logiche di risparmio aziendale.

Questa vittoria apre la strada a tutti i professionisti impegnati in turnazioni o in sedi distaccate finora ignorati dall’Azienda.

La Cisl Fp Taranto Brindisi invita tutti i dipendenti che si trovano in situazioni analoghe a contattare i delegati di presidio, per una valutazione della propria posizione e per far valere i propri diritti.

L’azione della Cisl Fp non si ferma a Brindisi.

La Segreteria Regionale ha già portato la questione dinanzi alla Terza Commissione Sanità della Regione Puglia, con l’obiettivo di eliminare le disparità di trattamento sul territorio regionale, ritenendo inaccettabile che il diritto al pasto dipenda ancora dal “CAP” del luogo di lavoro.

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