LA MORTE DI TONINO PAPA – IL RICORDO DI MAURIZIO SALERNO

Scrivere cose belle su Tonino Papa viene troppo facile.

Scontato.

Basta scorrere la sua vita: pagine di bontà, umorismo, allegria, umiltà, ironia ed autoironia si riempiranno di nero su bianco.

Brindisi avrà sempre fame di simili personaggi.

In sintonia col suo essere ha deciso di salutarci nel giorno più festaiolo, forse più pagano ma non meno spirituale, più lucente e più caldo dell’anno.

Il Signor Tonino Papa – come efficacemente scritto e ricordato a noi tutti da Roberto Quarta – ha ricevuto l’ultimo tributo dalla sua Piazza S. Teresa.

I signori Papa – moglie, figlia, fratello, sorella, nipoti e cugini TUTTI – pur nel tragico e fiaccante momento non ci hanno pensato su due volte, (esaudendo il volere della Piazza  che reclamava il suo Re), a fargli donare l’ultimo saluto dalla Sua Piazza, alla Sua.

Così Tonino è passato. Si è fermato. Ci ha salutato.

Tutti a Brindisi dicono: “ Cè Cristianu”!

Già, che persona!

Tra le tantissime storie che sentirete e leggerete su di lui, mi piace riportarvi la seguente che mi ha condizionato – in positivo – l’intera esistenza.

Ai più sembrerà banale, forse.

Come ogni sera d’estate eravamo tutti lì in Piazza ad abbeverarci alle sue battute, le sue barzellette, la sua musica, la sua calda voce.

Su una panchina c’era lui, la madre, mia madre e, se non ricordo male, sua sorella.

Intorno – chi per terra, chi sulle “siggitedde” (sedioline) portate da casa – tutto il resto della banda.

D’un tratto con un gesto fulmineo quanto scellerato mio fratello più piccolo, aveva sei anni, lo colpì in fronte con una pietra che lo fece sanguinare frantumandogli le lenti degli occhiali.

Nessuno ha mai capito il perché del gesto.

D’istinto io e mia madre lo stavamo per menare di brutto.

Era, indubbiamente, da picchiare.

Tonino, vetri rotti e sangue sul volto, c’intimò: “lassati stari lu piccinnu, allontanatevi e non toccatelo nemmeno con un dito”.

Se lo abbracciò a mò di protezione.

Era piccolino, non capiva quello che aveva fatto ed andava perdonato!

Non preoccupatevi, ci ripeteva!

La mattina seguente mio padre, con me al seguito, si presentò a casa dei Papa per chiedere scusa offrendo di riparare il danno.

A quei tempi la spesa per comprare un paio di occhiali nuovi era impegnativa per chiunque!

Furono irremovibili Tonino ed i suoi:

“Lu piccinnu l’ata pirdunari, no ssapi quiddu ca è fattu”!

Sono rimasto per anni ed anni spiazzato da quella – loro – difesa di mio fratello.

Dalla loro comprensione.

Sono passati circa 45 anni ed oggi, forse ancor di più, dico grazie a Tonino ed alla sua meravigliosa famiglia, i Signori Papa, per la lezione di umanità ed intelligenza che mi hanno donato!

Da allora porto la lezione nel mio cuore come esempio di genuina generosità.

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