La vicenda del deposito di Gnl proposto a Brindisi da Edison ha davvero dell’incredibile, se non addirittura del grottesco.
Di questo “bombolone” si parla dal 18 dicembre del 2019, quando Edison presentò pubblicamente il progetto per realizzare a Brindisi una “stazione di stoccaggio e rifornimento di Gnl per le navi e per la distribuzione per altri usi nell’Italia meridionale”. Il tutto, su aree del porto commerciale di Costa Morena, presso la radice della banchina dell’area situata ad est.
Poi la presentazione in grande stile, nel salone dell’Autorità Portuale, l’8 ottobre 2020. Ed ancora convegni e meeting nelle sedi più disparate. Il tutto, per ribadire sempre a gran voce che in questo territorio sarebbero stati spesi cento milioni di euro e che Brindisi sarebbe diventata strategica proprio per la presenza del deposito di Gnl.
Ma che tutto non procedesse nella direzione giusta lo si è notato quando sono cominciati a sorgere i primi problemi autorizzativi che sono andati a sommarsi alle perplessità di chi non ha mai compreso perché l’impianto fosse stato localizzato in quel punto, pregiudicando altri traffici importantissimi per il porto di Brindisi.
Poi è venuta fuori la tesi del Consorzio Asi che ha ribadito come il fascio di binari della ferrovia che giunge a bordo banchina era troppo vicino al muro di cinta del bombolone. Ne è nato un contenzioso legale che si è concluso con il Consiglio di Stato che ha decretato una sostanziale incompetenza dell’Asi su tale questione.
Quindi per realizzare il deposito (pur in assenza di qualcuno che affermasse la non interferenza tra binari e deposito di gnl) non ci sarebbero dovuti essere più ostacoli. Insomma, il decreto interministeriale firmato il 22 agosto del 2022 era a tutti gli effetti valido.
La tappa successiva (sempre tra parole, incontri, annunci e via dicendo…) è stata quella dell’8 gennaio del 2024 quando Edison ha presentato al Comune di Brindisi la comunicazione relativa all’avvio dei lavori (Cila).
“Un paio d’anni – si disse – e il bombolone sarà in funzione”. Ma si trattava di un annuncio – l’ennesimo – visto che poi non si è fatto più nulla, se non tenere bloccate aree importantissime del porto a fronte di tanto fumo e niente arrosto.
E’ di questi giorni, invece, la notizia che il Ministero dell’Ambiente ha concesso altri sette mesi a Edison per decidere che fare a Brindisi. Un periodo congruo per cercare in giro finanziamenti pubblici visto che non ci pare che in questi anni Edison abbia mai dimostrato di voler mettere mano concretamente e in maniera sostanziosa al portafogli.
Insomma, a dicembre Edison potrebbe dire ai brindisini che non ha trovato i soldi e che quindi se ne va, una volta per tutte.
Per Brindisi (e in particolare per tutti coloro che hanno sempre ritenuto inutile e dannosa quest’opera) sarà una liberazione, ma qualcun altro dovrà spiegare a chi attribuire le responsabilità di aver tenuto bloccate per sette anni le banchine del porto, impedendo altri investimenti e creando un danno notevole alle casse dell’ente portuale.
Insomma, una beffa, condita da paroloni, promesse e scenari di crescita basati su percorsi industriali poi dimostratasi inattendibili.
E questa vicenda richiama alla mente quello che sta accadendo a Cerano (di cui ci occuperemo presto) dove l’Enel avrebbe dovuto mettere mano al portafogli per smontare centrale e nastro trasportatore e soprattutto per bonificare le aree. E invece fino al 2038 riceverà diversi milioni di euro all’anno per tenere quella centrale a “riserva fredda”. Un regalo agli azionisti della società elettrica che hanno guadagnato per decenni miliardi di euro a Brindisi e che per non far sostanzialmente nulla riceveranno un indennizzo dallo Stato.
Il sistema delle grandi aziende, insomma, a Brindisi rischia di lasciare solo morti e feriti sulla sua strada. Uno scenario triste che forse è lontano anni luce dalle aspettative costruite ad arte in questi anni.