BRINDISI – Trasformare l’alloggio in un cammino di cittadinanza e la diffidenza in fraternità: con questo spirito la Diocesi di Brindisi-Ostuni annuncia l’avvio della seconda annualità del progetto “La Porta di Casa”. L’iniziativa, nata dalla sinergia tra l’Ufficio Migrantes, la Caritas Diocesana e l’Associazione Migrantes OdV, si conferma come una delle risposte più innovative e concrete all’emergenza abitativa che colpisce i cittadini stranieri nel territorio.
Un modello nato dall’ascolto
Il progetto non è frutto di una pianificazione teorica, ma l’evoluzione di quindici anni di vita condivisa. Sin dal 2008, l’Associazione Migrantes ha compreso che l’integrazione non può fermarsi all’alfabetizzazione. Nonostante percorsi lavorativi stabili, molti migranti restano esclusi dal mercato immobiliare privato a causa di pregiudizi. “La Porta di Casa”, sostenuto dai fondi 8xmille alla Chiesa Cattolica, nasce proprio per abbattere queste mura attraverso l’accoglienza diffusa in piccoli moduli abitativi.
Il segnale profetico della Chiesa locale
Determinante è stato l’impulso dell’Arcivescovo, Mons. Giovanni Intini, che ha reso istituzionale il sogno dei volontari mettendo a disposizione l’immobile storico di Via Giovanni XXIII. La struttura, oggi Casa Colibrì, è diventata un “grembo” che accoglie e una “porta” aperta verso la città, trasformando la memoria storica in carità viva.
Seconda annualità: verso l’autonomia e la corresponsabilità
Con l’avvio del secondo anno, il progetto potenzia il suo cuore pedagogico e relazionale:
- Patto di corresponsabilità: gli ospiti partecipano attivamente alla gestione degli spazi, preparandosi ai doveri e ai diritti della locazione privata.
- Accompagnamento individualizzato: operatori e volontari forniscono strumenti legali e professionali per favorire il passaggio graduale verso la piena indipendenza e l’inserimento nel tessuto sociale.
- Integrazione urbana: il modello si articola tra la consolidata Casa degli Aquiloni (attiva dal 2017 in un normale condominio) e la nuova Casa Colibrì, hub di convivialità e formazione contro il razzismo.
La forza del volontariato
Il cuore pulsante dell’opera resta il volontariato. L’azione gratuita assicura che l’accoglienza non sia una fredda prestazione di servizi, ma un investimento umano. La presenza dei volontari trasforma gli appartamenti in “famiglie”, garantendo la sostenibilità e l’umanità del percorso.
Una buona pratica per il futuro
“La Porta di Casa non è solo un progetto di inserimento abitativo, ma una promessa di fraternità mantenuta”, spiegano i responsabili. L’esperienza di Brindisi dimostra che l’accoglienza diffusa e relazionale è l’unica via per una pacifica convivenza interculturale, offrendo un modello sostenibile e replicabile per l’intera comunità.