Lettera aperta sulla mostra “É Brindisi” – Una riflessione sulla narrazione della città e la valorizzazione del territorio


Gentile Redazione,
vi scrivo in merito alla manifestazione “É Brindisi”, che ho seguito con attenzione e che ho
visitato in questi giorni a Palazzo Nervegna. Come professionista che dedica la propria ricerca
al reportage e come autore che ha preso parte a una delle sezioni di questa iniziativa, vorrei
condividere una riflessione pacata sul modo in cui la nostra città viene narrata in un occasione
di tale importanza.
L’aver vissuto la manifestazione dall’interno mi ha offerto un punto di osservazione privilegiato,
portandomi a riflettere sulla distanza che a tratti è emersa tra l’ambizione del titolo e la realtà
dell’esposizione. “É Brindisi” è una dichiarazione d’intenti bellissima, ma osservando il corpo
della mostra principale si avverte uno scollamento: il focus sembra spesso allargarsi a un
generico “É Puglia”, abbracciando tematiche regionali pregevoli ma distanti dalla specificità
urbana e umana della nostra città. Pur riconoscendo l’alto valore degli autori esposti, l’insieme
restituisce una visione in cui Brindisi rischia paradossalmente di rimanere sullo sfondo.
Questa sensazione nasce, a mio avviso, da una impostazione metodologica che ho potuto
percepire durante il percorso. Sembra sia mancata un’indagine analitica e capillare sul tessuto
autoriale locale. Piuttosto che coinvolgere chi documenta quotidianamente la città dall’interno,
l’impressione è che si sia preferito affidarsi a circuiti già consolidati, rinunciando a quella
pluralità di sguardi che rende autentico ogni racconto corale.
Si parla spesso della necessità di “fare rete” per far crescere il nostro territorio. La mia
esperienza diretta in questa manifestazione mi spinge a dire che, in occasioni di tale rilievo,
sarebbe auspicabile trasformare questo slogan in una pratica di reale inclusione. Trascurare la
scena fotografica indipendente brindisina — che produce ricerca costante — significa perdere
l’opportunità di fare davvero quadrato attorno alla città.
Il mio augurio è che questo intervento possa essere accolto come uno spunto per un dialogo
futuro più aperto. La speranza è che le prossime iniziative possano raccontare Brindisi con
maggiore aderenza, valorizzando appieno il patrimonio umano e professionale che la città
possiede.
A chi non avesse ancora avuto modo di visitare “É Brindisi”, invito a farlo prima che la
mostra chiuda i battenti: l’esperienza diretta è sempre il punto di partenza più onesto
per qualsiasi valutazione. Suggerisco inoltre di soffermarsi sul guestbook allestito in
sede espositiva e di leggere con attenzione i commenti lasciati dai visitatori: sono voci
spontanee che arricchiscono la riflessione e restituiscono una pluralità di percezioni che
nessuna riflessione, inclusa la mia, può esaurire da sola. Solo dopo, mi auguro, si vorrà
tornare su queste considerazioni con uno sguardo ancora più informato e partecipe.
Cordiali saluti,
Giuseppe Lanotte

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