Egregio Sig. Sindaco,
come Camera del Lavoro CGIL di Brindisi, unitamente a tutte le categorie di settore, desideriamo
esprimere il nostro pieno dissenso in merito alla decisione di trasferire i migranti, con permesso di
soggiorno, dal dormitorio sito in via Provinciale San Vito al sito del vecchio impianto di rifiuti,
adiacente al deposito di gas dell’IPEM, luogo dichiarato a rischio di incidente rilevante.
La scelta è del tutto scellerata, in considerazione del fatto che le vite di 57 persone vengono messe
a rischio e che non si è considerato che l’accoglienza non ha niente a che vedere con l’abbandono.
A rendere ancora più grave tale decisione è il fatto che il trasferimento è stato disposto in un
immobile che, per quanto ci risulta, non è autorizzato dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco
per una destinazione d’uso abitativa. Se tale circostanza fosse confermata, ci troveremmo di fronte
ad una scelta che solleva evidenti interrogativi sotto il profilo della sicurezza delle persone ospitate
e del rispetto della normativa vigente.
Purtroppo in questo territorio la memoria è troppo corta, ma evidenziamo che l’attuale sede della
S. Teresa S.p.A. (l’ex caserma dei Vigili del Fuoco) era l’immobile che, con l’Amministrazione
Provinciale Errico, grazie a finanziamenti dedicati, doveva essere ristrutturato come albergo diffuso
proprio per i migranti ospitati nel dormitorio. Con il cambio di Amministrazione, nel silenzio più
assordante, fu cambiata la destinazione d’uso. Nonostante le nostre proteste, nulla si ottenne.
Da allora questa città sembra aver dimenticato cosa significhi essere migrante; sarebbe invece il
caso di ricordare quante delle nostre famiglie hanno conosciuto e tuttora vivono il fenomeno
dell’emigrazione, spostandosi altrove alla ricerca di un lavoro dignitoso. Queste persone lasciano il
proprio Paese di origine, spesso non solo per ragioni di lavoro ma di sopravvivenza, e noi le
abbandoniamo.
In questo caso non si è fatto altro che trasferire queste persone da una situazione di estremo
degrado a un’altra. Il nuovo sito, infatti, versa in un totale stato di abbandono, privo di condizioni
minime di decoro e di vivibilità, incompatibili con una permanenza, anche solo temporanea, di esseri
umani.
A ciò si aggiunge il completo isolamento dell’area, distante da qualsiasi attività commerciale,
presidio sanitario, farmacia o altro servizio essenziale. Una collocazione che limita fortemente
l’autonomia delle persone ospitate e rende difficoltoso persino l’approvvigionamento dei beni di
prima necessità.
Invitiamo Lei, l’Assessore, o qualcuno dei consiglieri che ha condiviso questa scelta, a considerare
quale sforzo, e quale rischio per la propria salute significhi fare chilometri, anche in bicicletta, nelle
ore asfissianti di questi mesi.
Nel corso degli incontri che hanno preceduto il trasferimento era stato inoltre assunto l’impegno di
garantire un servizio quotidiano di autobus da e per il sito individuato, proprio per attenuare le
conseguenze dell’isolamento. Ad oggi, tuttavia, tale impegno non risulta concretamente rispettato,
aggravando ulteriormente una situazione già fortemente critica e lasciando le persone prive di un
collegamento stabile con la città.
Ancora più incomprensibile appare questa decisione se si considera che soluzioni alternative erano
state concretamente individuate e formalmente proposte. Erano infatti state messe a disposizione
del Comune di Brindisi, a titolo completamente gratuito da parte di privati, strutture idonee ad
accogliere fino a un centinaio di lavoratori migranti, garantendo condizioni di dignità e sicurezza.
Tali proposte sono state rappresentate dapprima all’Amministrazione comunale e,
successivamente, anche a Sua Eccellenza il Prefetto, senza che venissero mai prese in seria
considerazione o che fosse fornita alcuna motivazione a non poter utilizzare tali strutture.
Abbiamo letto che si tratta di pochi mesi e che era necessario spostarli per non perdere i
finanziamenti per “La Casa delle Culture”. Ma di quali culture parliamo? Quelle dei Paesi di un
Occidente sempre più razzista e xenofobo?
Nessuna giustificazione regge la scelta di un non-luogo dove allocare, seppur temporaneamente,
queste 57 persone, ignorando quella che rappresentava un’occasione unica d’inclusione, per
coniugare accoglienza, sicurezza e dignità, senza gravare economicamente sull’Ente e valorizzando
un patrimonio già disponibile.
È una domanda che rivolgiamo all’Amministrazione e a tutte le istituzioni coinvolte: perché non si è
voluta percorrere quella strada? Perché è stata preferita una soluzione che relega queste persone
in un luogo isolato, degradato e privo di servizi? Forse l’emarginazione è diventata,
consapevolmente o meno, la vera politica dell’accoglienza.
A nome quindi di quella responsabilità che dovrebbe vederci partecipi in queste decisioni che
coinvolgono la vita delle persone, di qualsiasi nazionalità siano,
CHIEDIAMO
che con urgenza si adottino misure straordinarie per trasferire i migranti in un luogo adeguato alle
loro esigenze primarie, per esempio aprendo un’interlocuzione con i proprietari di case sfitte,
facendosi garante come Ente del pagamento del canone di locazione (visto che i migranti sono
disposti a pagare ma i proprietari non si fidano); oppure mettendo a disposizione qualche edificio
scolastico dismesso o qualsiasi altro immobile disponibile in città.
Chiediamo, inoltre, che venga fatta piena chiarezza sull’idoneità dell’immobile individuato sotto il
profilo della sicurezza e della sua destinazione d’uso, rendendo pubblici tutti gli atti autorizzativi
eventualmente rilasciati dagli enti competenti, affinché sia garantita la massima trasparenza su una
decisione che riguarda la tutela della vita e dell’incolumità delle persone ospitate.
Queste sono solo alcune proposte, ma siamo convinti che, se c’è la volontà politica e la
responsabilità sociale, la soluzione si possa trovare, possibilmente prima che accada qualcosa di
grave che renda colpevole l’intera comunità brindisina.
L’accoglienza non si misura dalle dichiarazioni di principio, ma dalle scelte concrete. E la scelta
compiuta dall’Amministrazione, purtroppo, sembra andare nella direzione opposta a quella
dell’inclusione. Per questo continueremo a chiedere che si restituisca dignità a queste persone e
che Brindisi dimostri di essere una città capace di integrare, non di emarginare.
per la FLAI CGIL Brindisi per La CGIL di Brindisi Gabrio Toraldo
Il Segretario Generale Il Segretario Generale
e Resp. Dipartimento Immigrati Massimo Di Cesare