Nelle RSA Korian pugliesi gli ospiti con Alzheimer raccontano il mondo con la fotografia
- Il progetto ‘Catturare il presente quando il passato sfuma’ mette una macchina fotografica nelle mani di ospiti con demenza e li lascia liberi di raccontare ciò che vedono
- Nato nel 2020, oggi è un progetto nazionale Korian: coinvolge circa 400 ospiti in 40 RSA di 6 regioni
- In Puglia coinvolte 8 RSA Korian: gli scatti degli ospiti esposti in una mostra dedicata a familiari, caregiver e visitatori
Bari, 23 settembre 2026 – Una macchina fotografica in mano e nessuna indicazione su cosa inquadrare. È così che nasce – nel 2020, dalla tesi di laurea di Francesca Migliorati, oggi responsabile qualità di RSA Vittoria Korian, e sviluppato sotto la guida del professor Angelo Vigo dell’Accademia di Belle Arti Santagiulia – il progetto “Catturare il presente quando il passato sfuma”, oggi è attivo in 40 RSA Korian di 6 regioni, tra cui la Puglia con 8 strutture: tra queste, le RSA Il Focolare (BR), Nuova Fenice – Noicattaro (BA), San Domenico – Cavallino (LE), San Gabriele (BA), Villa Giovanna (BA), Villa Iris Mesagne – Mesagne (BR), Villa Iris Trepuzzi – Trepuzzi (LE), Villa Marica (BA), che hanno aderito all’iniziativa.
Il laboratorio coinvolge gli ospiti con diagnosi di Alzheimer o decadimento cognitivo severo attraverso la fotografia digitale, perché è un gesto intuitivo, che appartiene alla memoria corporea e restituisce immagini nitide senza richiedere alcuna competenza tecnica. Le educatrici accompagnano i partecipanti senza mai influenzarli. Raccolti gli scatti, per ogni persona vengono effettuate una valutazione MMSE (Mini-Mental State Examination) e un’anamnesi sociale: è incrociando le immagini con la storia di vita dei pazienti – lavoro, legami, passioni – che gli operatori hanno provato a leggerne il significato.
“Abbiamo scelto la fotografia perché fotografare è un gesto immediato e sicuro, che fa ancora parte della memoria corporea dei nostri ospiti. E perché ci aiuta a vedere attraverso i loro occhi: che cosa vedono, che cosa cattura la loro attenzione, che cosa reputano degno di essere fotografato”, spiega Francesca Migliorati, ideatrice del progetto e Referente Gestione Qualità della Residenza Vittoria. “Trovare un messaggio dietro allo scatto è stato in alcuni casi immediato, in altri più difficile, in altri ancora impossibile. Dove la connessione con la vita dell’autore è apparsa chiara abbiamo cercato di interpretarla; dove è rimasta un mistero, abbiamo scelto di rispettarla”.
Una parte consistente degli scatti raccolti ritraeva i volti di altri residenti e degli operatori. Per tutelare la privacy e la dignità delle persone quelle immagini non sono state esposte: un’assenza che toglie calore al percorso espositivo, ma che dice qualcosa di importante. Gli ospiti non hanno fotografato spazi vuoti, il loro sguardo ha cercato costantemente l’altro. È la solitudine, non la demenza, a impoverire l’ambiente.
“Clariane Italia da sempre si impegna per sensibilizzare e generare interesse verso una malattia come l’Alzheimer, che troppo spesso resta invisibile, nonostante oggi, come confermano i dati di Alzheimer Europe1, l’Italia sia il Paese dell’Unione Europea con la più alta percentuale di persone con demenza rispetto alla popolazione totale, con oltre 1.430.000 persone che convivono con questa patologia”, commenta Federico Guidoni, Presidente e CEO di Clariane Italia. “Con questo progetto, nato dal brillante lavoro di Francesca Migliorati, vogliamo quindi invitare le persone a entrare in relazione con i pazienti e a riconoscerne le soggettività grazie a nuovi strumenti d’espressione e di ascolto, per guardare non soltanto ciò che la malattia ha sottratto, ma anche tutto ciò che è ancora presente”.
L’obiettivo è interpretare e leggere ogni scatto alla luce della storia personale degli ospiti, anche se non è sempre possibile attribuire un significato univoco alle immagini. Proprio questo rappresenta uno degli elementi più importanti del progetto: non tutto ciò che una persona comunica deve necessariamente essere tradotto o spiegato per poter essere accolto e riconosciuto.
“Possiamo dire che la demenza non cancella la vita. È un’affermazione coraggiosa, ma chi ha contatto ogni giorno con le persone ammalate lo sa: anche nelle situazioni più difficili, in cui la povertà del pensiero sembrerebbe dominare, nella mente della persona restano tracce di vita, di significato, di memoria. Qualcosa che non è ancora del tutto perduto”, commenta il professor Marco Trabucchi, psichiatra, Direttore Scientifico del Gruppo di Ricerca Geriatrica di Brescia e Presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria.
A conclusione del progetto, gli scatti selezionati degli ospiti sono esposti in una mostra aperta a familiari, caregiver e cittadini. Ogni scatto è accompagnato da una scheda che lo mette in relazione con la storia di vita del suo autore.