Il Comitato contro il genocidio del Popolo Palestinese, contro il riarmo, per la pace di Brindisi aderisce al sit-in che avrà luogo venerdì 6 febbraio 2026nella zona bar del porto di Bari, dalle ore 16.00 alle ore 20.00, in concomitanza con lo sciopero internazionale dei lavoratori e delle lavoratrici portuali contro la guerra e contro il traffico di armi. La manifestazione vuole essere un atto di resistenza civile e politica contro l’economia di guerra e la militarizzazione delle infrastrutture, per la trasparenza sui traffici bellici, per la difesa dei salari e delle condizioni di lavoro delle maestranze portuali. Saranno almeno 21 i porti del Mediterraneo che si mobiliteranno ed altri ancora se ne stanno aggiungendo.
Vogliamo denunciare che i porti, in quanto infrastrutture strategiche sia in ambito militare che in quello dei commerci globali verso paesi coinvolti in conflitti armati e genocidi, espongono i nostri territori a rischi inimmaginabili, ma nessuna istituzione risponde o ci interpella in merito a ciò. Inoltre, le basi della Marina Militare nei porti di Brindisi e Taranto ricoprono un ruolo anche in ambito della strategia NATO.
Per il porto di Brindisi abbiamo già denunciatol’adeguamento della Stazione Navale della Marina Militare agli standard della NATO sulla base del progetto “Basi Blu”. A Brindisi i lavori di ammodernamento sono finalizzati all’ormeggio e al supporto logistico delle navi di nuova generazioni per operazioni anfibie,ovvero per operazioni militari e di guerra.
E ancorail 5 dicembre 2025 abbiamo protestato contro l’approdo al Terminal Passeggeri del porto di Brindisi della nave da crociera “Crown Iris” della compagnia israeliana Mano Maritime, partita da Haifa. Era stata segnalata in alcune località italiane la presenza di militari dell’IDF coinvolti nel genocidio a Gaza che trascorrevano vacanze di decompressione dalla guerra.Era probabile che qualcuno fosse sulla “Crown Iris”.
In risposta alla protesta contro il genocidio a Gaza e l’occupazione militare della Cisgiordania e a tutte le violazioni del Diritto Internazionale, primo fra tutti e il diritto all’autodeterminazione del Popolo Palestinese, il porto è stato fortemente presidiato dalle forze dell’ordine e molti passeggeri israeliani, alla presenza dei manifestanti, agli slogan, agli striscioni in inglese, alle bandiere palestinesi reagirono con provocazioni, insulti, anche sessistie omofobi, arrivando fino all’aggressione fisica contro alcuni giovani che avevano partecipato alla sit-in di protesta, indetto dal Comitato brindisino.
Vogliamo affermare che i porti, come tutte le altre infrastrutture, devono rispondere ai bisogni dei territori e non ai profitti dell’economia di guerra che comporta morte, malattie, distruzione ed inquinamento del pianeta e sottrae al benessere sociale ingenti risorse finanziarie. Inoltre, il complesso militare industriale è un sistema opaco, che comprime e limita i diritti individuali, sociali e politici dei lavoratori, delle lavoratrici e delle popolazioni dei territori interessati agli impianti.
Infine, denunciamo il doppiopesismo e l’uso militare dei nostri porti e come esempio evidenziamoche nel porto di Brindisi all’inizio di gennaio 2026 è stata sequestrata una motonave con 33 mila tonnellate di materiale ferroso, proveniente dalle acque territoriali russe del Mar Nero, in applicazione del regolamento UE 833/2014 sulle sanzioni contro la Russia, mentre diverso è il trattamento riservato alle navi israeliane. Infatti, nello stesso periodo nel porto di Taranto la nave cargo Danica Rainbow, proveniente da Haifa, con un carico di munizioni e armamenti destinato al Ministero della Difesa italiano, ha sbarcato il carico con autorizzazione ministeriale e nulla osta delle autorità portuali, nonostante la gravità del contesto bellico in Palestina e le numerose denunce di gravi violazioni del diritto internazionale commesse da Israele.
Comitato contro il genocidio del Popolo Palestinese, contro il riarmo, per la pace