Abbiamo scelto di unire, in una sola fotografia, la vecchia centrale A2A, la centrale di Cerano e il Petrolchimico. Il destino di questi impianti è differente, ma forse neanche tanto…
Per il Petrolchimico l’unica cosa certa, al momento, è la prima pietra di una gigafactory, anche se davvero in pochi si sono affannati a verificare cosa realmente è previsto che si faccia a Brindisi. Le notizie, ahimè, sono tutt’altro che rassicuranti, perché se è vero che l’Eni si sta preoccupando di verificare, a livello planetario, la disponibilità di litio e grafite, dall’altro non si riesce neanche ad ipotizzare una tempistica di utilizzo nella nostra città dove è probabile che per anni, dopo la costruzione del sito, si proceda unicamente con l’assemblaggio di container contenenti le bess.
Per la centrale Enel di Cerano, invece, come una manna dal cielo per il colosso elettrico è caduta una proroga della decarbonizzazione fino al 2038, pur sapendo che quei gruppi non entreranno mai più in funzione.
Infine la vecchia centrale A2A che insiste a poche decine di metri dal mare. La società, a dire il vero, si affanna a proporre soluzioni alternative per investimenti sul territorio ed ha stabilito anche rapporti consolidati con settori della comunità locale. Ma i gruppi che un tempo servivano a produrre energia sono ormai fermi da anni e sono del tutto inutilizzabili (anche in caso di emergenza).
Abbiamo fatto questa premessa per giungere al nodo della questione: perché c’è tanto silenzio intorno alle operazioni di demolizione di questi impianti industriali ormai ridotti a ferraglie? Come mai a nessun ambientalista viene in mente di “pretendere” che A2A smonti quei gruppi che – lo ripertiamo – si trovano a soli pochi metri dal mare? Come mai le organizzazioni sindacali tacciono sui benefici occupazionali che deriverebbero da tali operazioni di smontaggio e dalla bonifica delle aree? E la politica, sempre pronta ad occupare le prime file nei convegni e nelle presentazioni organizzati dalle stesse società, perché non dice una sola parola?
Il problema, come già accennato, riguarda la vecchia centrale A2A, tutti gli impianti ormai inutilizzabili della centrale di Cerano, gli impianti fermi e non più utilizzabili del Petrolchimico e quelli che (purtroppo) presto chiuderanno i battenti nello stabilimento Basell. Tra smontaggi e bonifiche ci sarebbe lavoro per un decennio e soprattutto Brindisi recupererebbe centinaia di ettari per nuovi insediamenti industriali. Ecco perché tanto silenzio appare sospetto, se non addirittura inquietante.