Leggo l’articolo di oggi e mi viene da fare una considerazione a voce alta.
In questa città il partito ha il segretario regionale, il sindaco è stato candidato dal partito, e il sindaco stesso ne è tesserato.
Eppure bastano due giorni perché un capogruppo annunci lettere al Ministro “a nome del partito”, finisca sui giornali, e il giorno dopo il sindaco in conferenza stampa lo scarichi pubblicamente: “Non rispondo di persone maggiorenni e vaccinate. Chi lo ha fatto, se ne assume le sue responsabilità”.
Se questo non è sfilacciamento, ditemi voi cos’è.
Il punto non è il merito della questione porto/darsena.
Il punto è il metodo.
Una volta, prima di andare sui giornali, si facevano riunioni, si decideva una linea, si parlava con il sindaco, con il coordinamento, con chi aveva la responsabilità politica.
Oggi ognuno si alza la mattina, decide da solo, spara l’uscita, e poi che il partito si arrangi.
Che il sindaco si arrangi.
Che i cittadini capiscano se parlano a titolo personale o a nome di una comunità politica.
Il risultato lo vedete: il presidente dell’Autorità Portuale dice che non c’è mai stata nessuna polemica, che sono “sconsiderate affermazioni di uno o due soggetti”.
E il sindaco chiude dicendo che è una questione “tutta interna”.
Tradotto: zero coordinamento, zero linea comune, zero rispetto dei ruoli.
Solo fughe in avanti per stare sui giornali.
È uno dei motivi per cui ho scelto di andare via.
Perché un partito che non si confronta più al suo interno, che non decide più insieme, non è più uno strumento per la città.
È solo un contenitore vuoto dove ognuno fa quello che vuole.
Brindisi ha bisogno del contrario: di persone che si siedono a un tavolo, discutono, litigano se serve, ma escono con una posizione chiara.
Senza questo, non c’è credibilità.
E senza credibilità non si amministra, si galleggia.
Per questo dico che serve un profondo rinnovamento politico in questa città.
Non di facce, ma di metodo.
Perché la politica non può ridursi al “ognuno per sé”.
Gianluca Quarta