La grande trasformazione industriale può cambiare il volto della città. Ma la vera sfida è una sola: trasformare gli investimenti in lavoro per i brindisini.
Brindisi è davanti a una partita decisiva. Dopo anni di crisi, ridimensionamenti e incertezze, tornano a circolare parole come investimenti, riconversione, nuove imprese e nuovi posti di lavoro. Numeri importanti. Ma dietro quei numeri ci sono persone. E allora la domanda è semplice: che cosa arriverà davvero nelle case dei brindisini? Perché una famiglia non vive di miliardi annunciati. Vive di uno stipendio, di un contratto stabile, di un mutuo da pagare e della possibilità di dare un futuro ai propri figli. È questa la misura con cui dovremo giudicare la nuova stagione industriale. Non basta attirare investimenti. Bisogna fare in modo che una parte significativa di quel lavoro resti qui. Che i nostri giovani possano trovare un’opportunità senza essere costretti a prendere un treno o un aereo per costruirsi una vita. E per riuscirci bisogna muoversi adesso. La formazione non può arrivare dopo gli stabilimenti. Deve arrivare prima. Scuole, istituti tecnici, università, imprese e istituzioni devono sapere quali professionalità serviranno e preparare i nostri ragazzi a quei lavori. Altrimenti rischiamo il paradosso più grande: nuove aziende a Brindisi e giovani brindisini ancora costretti ad andare via. Questo non sarebbe sviluppo. Brindisi ha competenze, energie e giovani capaci. Ha bisogno di una strategia che trasformi tutto questo in opportunità concrete. Perché alla fine non saranno i comunicati, le conferenze o i miliardi sulla carta a dirci se abbiamo vinto questa sfida. Saranno le buste paga, i contratti firmati, le famiglie che potranno stare più tranquille e i ragazzi che sceglieranno di restare. Questa è la Brindisi che dobbiamo costruire. Una Brindisi che non esporta più i propri giovani, ma investe su di loro e dà loro un motivo per restare. Il futuro non ci aspetterà. Questa volta dobbiamo arrivare prima noi.
Pierpaolo Policreste – PD