Nonostante apprezzi l’impegno personale e lo sforzo con cui l’assessore Ercole Saponaro cerca di interpretare il proprio delicato ruolo all’interno dell’esecutivo, non posso assolutamente condividere né i toni né il merito delle dichiarazioni che lo stesso ha recentemente affidato ai social nei confronti del mondo pastorale e del Vescovo Intini.
Parole che rappresentano una gravissima caduta di stile istituzionale e una palese dimostrazione di inadeguatezza amministrativa.
Replicare con toni stizziti, in piena notte e via social, a un discorso episcopale pronunciato durante la festa patronale, momento apicale di coesione identitaria della nostra comunità,
evidenzia una totale assenza di quel “bagno di umiltà” che questa giunta avrebbe dovuto fare sin dal primo giorno d’insediamento.
A tutto ciò si aggiunge l’ennesima, lampante dimostrazione della totale mancanza di leadership da parte del primo cittadino.
Senza volermene con il sindaco Marchionna, va ribadito con forza un principio elementare di rispetto istituzionale,
dopo l’intervento del Sindaco che in occasione della festa patronale rappresenta l’intera cittadinanza nel discorso ufficiale più importante dell’anno,
nessuno dovrebbe più permettersi di mettere bocca o di aprire polemiche personali.
Una volta che il Capo dell’amministrazione ha parlato alla città, assumendosi la responsabilità istituzionale del confronto nel bene e nel male, le uscite scomposte dei singoli assessori confermano il caos politico e l’anarchia comunicativa che regnano in questa maggioranza.
Entrando nel merito delle argomentazioni dell’assessore, emerge con forza una totale confusione di ruoli e di piani istituzionali.
La Chiesa e le istituzioni civili operano su livelli radicalmente differenti: la predicazione, la custodia dei valori morali e il richiamo profetico del mondo pastorale non possono e non devono essere ridotti a una mera rendicontazione contabile.
Pretendere che l’autorità religiosa risponda con i numeri dei posti letto o dei bilanci dimostra una profonda miopia e la totale incapacità di comprendere il valore spirituale e sociale della presenza ecclesiale sul territorio.
L’assessore brandisce i dati sui servizi sociali, come i costi per i senzatetto o l’accoglienza dei migranti rivendicando un primato economico che confonde il dovere istituzionale dello Stato sociale con la gratuità della carità. L’assistenza pubblica è finanziata dalla fiscalità generale,
mentre il lavoro della Chiesa e del volontariato cattolico risponde a una logica di prossimità che non si esaurisce nelle tabelle di un assessorato.
Affermare con rancore che l’amministrazione è “rimasta sola” significa voltare le spalle alla realtà e ignorare il lavoro capillare e silenzioso che le parrocchie e la Caritas compiono quotidianamente a Brindisi, spesso supplendo proprio alle voragini lasciate dall’ente pubblico.
Svalutare l’operato della Chiesa di fronte a duemila anni di storia e di dedizione universale significa mancare di rispetto non solo alla fede dei cittadini, ma al principio costituzionale di sussidiarietà.
Il tentativo di Saponaro di scaricare le colpe sulle istituzioni religiose serve unicamente a coprire le responsabilità politiche di un’amministrazione in palese difficoltà.
Se a Brindisi mancano le risorse per rispondere adeguatamente ai bisogni sociali, la colpa non è certo della Curia, ma dell’inerzia e del lassismo di chi governa.
In tre anni, nonostante i miei ripetuti richiami in Consiglio comunale, questa maggioranza non ha mai voluto mettere in campo un vero e capillare strumento di lotta all’evasione fiscale, che avrebbe garantito entrate ben superiori alle casse comunali.
Prima di puntare il dito contro chi opera sul territorio, l’amministrazione farebbe bene a spiegare alla città che fine hanno fatto milioni di euro buttati letteralmente al vento o meglio, spesi “a pioggia” su società partecipate fallite da tempo e su progetti rivelatisi inefficaci e autentici obbrobri urbanistici.
Di fronte a una gestione segnata da controlli mancati e da un lassismo che a tratti profuma tristemente di compromesso elettorale, la politica locale dovrebbe fare silenzio, abbandonare il vittimismo digitale e smetterla di cercare capri espiatori per giustificare i propri fallimenti.
Roberto Quarta
Consigliere Comunale di Brindisi