Resort a 5 stelle in agro di Ostuni, gli interrogativi di CIA – Agricoltori Due Mari

Le semplificazioni amministrative seppur rivolte allo sviluppo del territorio non possono stravolgerlo e non possono mortificare chi, invece, da secoli preserva il territorio e il paesaggio e cerca, tra mille difficoltà, di fare impresa agricola e di valorizzare le produzioni.

La notizia della vendita di un’area di 140 ettari in agro di Ostuni, tra le masserie Torre Bianca, Difesa di Malta e Fiume Morelli (una operazione da 7 milioni di euro) all’interno dell’area del Parco naturale regionale delle Dune costiere, che potrebbe diventare un resort a 5 stelle con campo da golf da 18 buche, di certo deve far porre degli interrogativi alle istituzioni e ai gestori della cosa pubblica che devono sì agevolare gli investimenti, ma devono anche tutelare chi sul territorio fa impresa da sempre.

Su questo C.I.A. – Agricoltori Italiani Area Due Mari (Taranto-Brindisi) chiede una riflessione urgente alla politica.

L’articolazione territoriale di C.I.A. – Agricoltori Italiani non è certo contraria agli investimenti che si realizzano sul territorio, ma nel caso in questione, e in tutti quelli che vedono negli ultimi tempi velocizzare interventi e investimenti grazie alla ZES Unica (Zona Economica Speciale) per il Mezzogiorno istituita da oltre 2 anni per attrarre investimenti tramite incentivi fiscali e semplificazioni amministrative, non può non evidenziare una serie di sperequazioni nei confronti delle imprese agricole.

Prima fra tutte lo squilibrio che viene generato al mercato fondiario. Nel caso in questione si registra un aumento almeno quintuplicato del valore dei terreni. In tale zona, infatti, il valore di mercato agricolo per quella tipologia di terreni si aggira sui 10 mila euro ad ettaro ed anche meno, con una forte riduzione registratasi negli ultimi anni a causa della crisi congiunturale del comparto agricolo aggravata anche dalla emergenza Xylella.

Con valori di 5 volte superiori a quelli di mercato come potrebbe un “semplice” agricoltore avvalersi del diritto di prelazione ovvero la preferenza riconosciuta per legge all’affittuario o al confinante coltivatore diretto nell’acquisto del fondo, a parità di condizioni con terzi, al fine di potergli consentire l’ampliamento dell’azienda e quindi dell’attività agricola?

Seconda sperequazione: sul territorio da anni insistono aziende agricole che, a causa della burocrazia e della farraginosità delle norme, attendono i relativi pareri e le relative autorizzazioni per poter ampliare delle stalle o realizzare anche minime strutture per il fabbisogno aziendale. Tempi che, invece, vengono ampiamente ridotti per altri tipi di investimenti grazie proprio alle semplificazioni amministrative previste dalla ZES Unica per il Mezzogiorno.

Come dire: due pesi e due misure!

La politica, a qualsiasi livello, è chiamata a dare delle risposte.

Le istituzioni locali – in primis il Comune di Ostuni e il Parco delle Dune costiere (che, nonostante gli annunci e la nuova governance, continua nel suo torpore) – se ci sono, battessero un colpo!

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