RESTA IRRISOLTO IL PROBLEMA DEGLI OPERATORI SANITARI “CACCIATI” DALLA SANITA’ PUBBLICA BRINDISINA

Anche a Brindisi ci sono decine e decine di “vittime” di una sanità pubblica sempre più allo sbando, incapace di apprezzare i sacrifici di tanti operatori sanitari che durante l’emergenza-covid hanno messo a repentaglio la propria vita, con il risultato che il “sistema” non è crollato, resistendo ai colpi di una pandemia senza precedenti nel nostro paese.

Aver messo a repentaglio la propria esistenza per assistere persone che rischiavano di morire abbandonate nei corridoi di qualche reparto, però, non è servito neanche a salvare un posto di lavoro da “precario”.

Molti ausiliari hanno subito, infatti, la tremenda umiliazione di un demansionamento (con una forte decurtazione del compenso mensile) e per molti quella proposta indegna è risultata davvero inaccettabile. La conseguenza è che tanti “eroi” del 2020 l’anno successivo sono finiti in mezzo ad una strada, nel silenzio generale della politica, degli enti e forse anche delle organizzazioni sindacali che – come affermano i diretti interessati – non si sono spesi come avrebbero dovuto a tutela di questa platea di “invisibili”.

Ed è così che chi ha visto morire tanta gente, chi ha trasportato cadaveri nelle corsie e chi ha rischiato di non abbracciare più i propri cari, adesso le corsie di un ospedale le può vedere solo da lontano, sbattuto fuori come se la riconoscenza fosse una parola sconosciuta.

Chi ha accettato il ricatto adesso da ausiliario si trova a fare le pulizie, buttando nel gabinetto l’esperienza maturata in quei terribili 18 mesi di covid, fianco a fianco con medici e infermieri. Chi ha detto “no” si è salvato da quella umiliazione ma a casa non porta più neanche un tozzo di pane.

Ecco cosa è capace di fare la sanità pubblica anche in questa provincia. Un’offesa alla dignità, ma anche alla memoria delle tante vittime del covid che proprio da questi ausiliari precari hanno ricevuto un’ultima carezza (in assenza dei parenti) prima di morire.

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