Salone Nautico di Puglia, a Brindisi il confronto sullo sviluppo sostenibile del mare

Salone Nautico di Puglia, a Brindisi il confronto sullo sviluppo sostenibile del mare

Eleonora Cerroni, delegata allo sport dell’Osservatorio Nazionale Tutela del Mare: «La tutela degli ecosistemi è una condizione essenziale per lo sviluppo economico. Servono tavoli di confronto tra istituzioni, ricerca e imprese»

BRINDISI – Tutela degli ecosistemi marini, ricerca scientifica, patrimonio culturale sommerso, contrasto all’inquinamento e nuove opportunità della Blue Economy. Sono stati questi i temi al centro della tavola rotonda dedicata allo sviluppo sostenibile del mare, svoltasi nell’ambito del Salone Nautico di Puglia a Brindisi e moderata da Eleonora Cerroni, delegata allo sport dell’Osservatorio Nazionale Tutela del Mare.

L’incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, delle aree marine protette e dell’associazionismo ambientale, mettendo a confronto esperienze e competenze diverse su una questione strategica per il futuro delle comunità costiere: come conciliare la conservazione della biodiversità con la crescita delle attività economiche legate al mare.

Un ringraziamento è stato rivolto al presidente Giuseppe Meo per l’organizzazione dell’iniziativa e per aver promosso un’occasione di dialogo tra i diversi protagonisti dell’economia del mare.

Nel videomessaggio della Senatrice Alessandra Gallone, Presidente di ISPRA, è stato richiamato il ruolo della conoscenza scientifica e del monitoraggio ambientale nella costruzione di politiche efficaci di tutela. La disponibilità di dati sugli habitat, sulle specie e sulle pressioni esercitate dalle attività umane costituisce infatti una condizione indispensabile per orientare gli interventi e verificarne i risultati.

Il contributo dell’ISPRA, anche attraverso progetti di mappatura e ripristino degli ecosistemi marini, ha evidenziato il valore della collaborazione tra ricerca, amministrazioni e sistema produttivo. Il principio emerso è che la protezione del mare non debba essere considerata un ostacolo allo sviluppo, ma una condizione necessaria per renderlo durevole.

L’On. Marco Visconti, Vice Capo di Gabinetto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha richiamato l’importanza strategica della Blue Economy e la necessità di proseguire il lavoro di integrazione tra politiche ambientali, istituzioni e attività economiche, affinché le opportunità offerte dal mare possano tradursi in uno sviluppo compatibile con la tutela delle risorse naturali.

Il professor Maurizio Pinna ha posto l’accento sul valore della ricerca e dei dati scientifici per conoscere gli ecosistemi e valutarne le condizioni. La conoscenza rappresenta il punto di partenza per individuare misure adeguate, calibrare gli interventi e rendere verificabili i risultati delle politiche di conservazione.

La professoressa Rita Auriemma ha approfondito il rapporto tra patrimonio culturale sommerso, identità dei territori e nuove forme di fruizione sostenibile. Le ricerche archeologiche subacquee e i progetti di valorizzazione dei paesaggi costieri e sommersi mostrano come la storia del rapporto tra uomo e mare possa diventare una risorsa per diversificare l’offerta turistica, sviluppare itinerari culturali e promuovere esperienze a minore impatto ambientale.

Particolare attenzione è stata dedicata alle esperienze operative delle aree marine protette. Alessandro Ciccolella, per il Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, e Marco D’Adamo, direttore dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo, hanno rappresentato esperienze nelle quali la conservazione degli ecosistemi deve confrontarsi con la fruizione del mare e con le esigenze delle comunità locali. Le aree protette possono svolgere un ruolo essenziale nella tutela della biodiversità e nella diffusione di pratiche di gestione sostenibile, favorendo un rapporto equilibrato tra ambiente e attività umane.

Il contributo di Silvia Pettinicchio, in rappresentanza di Plastic Free, ha richiamato l’importanza dell’azione sul campo, della raccolta di dati e della sensibilizzazione per contrastare l’inquinamento da plastica. Un tema che si collega direttamente all’evoluzione delle politiche europee, alle responsabilità di imprese e cittadini e alla necessità di trasformare gli obiettivi normativi in comportamenti e interventi concreti.

La Blue Economy e le nuove politiche europee

La rilevanza economica del settore trova riscontro nei dati del Rapporto UE sulla Blue Economy 2025. Sulla base delle stime per il 2023, i settori dell’economia blu dell’Unione europea hanno contribuito per circa 263 miliardi di euro al valore aggiunto lordo e hanno impiegato 4,88 milioni di persone. Si tratta di dati riferiti all’intera Unione europea, che confermano il peso occupazionale e produttivo delle attività legate al mare.

Un riferimento importante è anche il Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura, noto come Nature Restoration Law. La disciplina stabilisce obiettivi comuni per il recupero degli ecosistemi europei, prevedendo che le misure di ripristino interessino almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell’Unione entro il 2030 e, entro il 2050, tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino.

Il quadro europeo richiama quindi una sfida che riguarda direttamente anche i territori costieri: affiancare alla protezione degli habitat strumenti di conoscenza, ripristino e gestione capaci di coniugare obiettivi ambientali e sviluppo sostenibile.

La dichiarazione di Eleonora Cerroni

«Credo profondamente che la tutela del mare sia una condizione del suo stesso sviluppo economico. La conservazione degli ecosistemi non è separata dalla capacità dei territori di generare lavoro, reddito e opportunità: ne costituisce una delle basi.

Per questo ritengo necessario superare la frammentazione tra le diverse realtà che operano intorno al mare. Occorre avviare tavoli di confronto stabili, soprattutto con gli enti e le istituzioni, per mettere a sistema la ricerca scientifica, le aree marine protette, le associazioni, le imprese e gli operatori economici.

Il mare fornisce servizi ecosistemici fondamentali per la biodiversità, la qualità della vita e l’economia delle comunità costiere. Riconoscerne il valore significa tenerlo in considerazione nelle decisioni pubbliche e nelle strategie di sviluppo, evitando che la crescita delle attività produttive comprometta le risorse da cui essa stessa dipende.

Il Salone Nautico di Puglia rappresenta un’importante occasione per rafforzare questo dialogo. La sfida è costruire una visione condivisa nella quale tutela ambientale, ricerca, innovazione e Blue Economy possano procedere insieme, trasformando le esperienze virtuose in pratiche concrete e replicabili».

L’iniziativa ha confermato il valore del confronto tra competenze scientifiche, istituzioni, gestori delle aree protette e operatori del settore. Una collaborazione che può contribuire a costruire un modello di economia del mare capace di generare opportunità senza compromettere il patrimonio naturale da cui dipende.

Eleonora Cerroni
Delegata allo sport
Osservatorio Nazionale Tutela del Mare

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