Dopo le dichiarazioni emerse nell’ultima riunione di maggioranza, sentiamo il dovere politico di chiarire la nostra posizione, evitando che vengano diffuse letture strumentali delle nostre scelte.
Le accuse di irresponsabilità che ci sono state rivolte sono infondate e servono solo a spostare l’attenzione dal vero nodo politico: l’assenza di un metodo condiviso e di un confronto reale all’interno della maggioranza. La nostra non è mai stata, e non è oggi, una battaglia per incarichi o assessorati. Ridurre una posizione politica a una presunta richiesta di ruoli significa non voler affrontare il merito delle questioni sollevate.
La verità è un’altra: abbiamo scelto di non essere una presenza silenziosa o decorativa. Abbiamo scelto di esercitare fino in fondo il nostro ruolo politico, con autonomia e senso critico, nell’interesse esclusivo della comunità.
Siamo e restiamo disponibili a sostenere la Sindaca e l’azione amministrativa ogni volta che le scelte saranno utili al paese, trasparenti nei processi e coerenti con gli impegni assunti con i cittadini. Ma non accetteremo logiche di obbedienza né decisioni calate dall’alto, né tantomeno il tentativo di delegittimare chi chiede semplicemente condivisione e rispetto.
Rivendichiamo apertamente la nostra indipendenza politica: voteremo provvedimento per provvedimento, sostenendo ciò che riterremo giusto e contrastando ciò che non lo sarà. Questo è il mandato che abbiamo ricevuto dagli elettori e a questo intendiamo restare fedeli.
La Sindaca è libera di costruire la Giunta che ritiene più funzionale per governare il paese. Non abbiamo mai avanzato pretese personali né posto condizioni. Se oggi qualcuno sente il bisogno di agitare lo spettro degli assessorati è perché manca una risposta politica alle questioni che abbiamo posto.
Il nostro impegno non viene meno. Continueremo a fare politica con serietà, coerenza e schiena dritta, senza accettare narrazioni comode o accuse strumentali. La comunità merita verità, confronto e responsabilità. Ed è su questo terreno che intendiamo stare.
Alberto Liaci ed Erminia Monteduro