I dati parlano chiaro e inchiodano le istituzioni alle loro responsabilità: ogni giorno, in media, ben due postazioni del 118 rimangono chiuse. Si lasciano interi bacini di utenza completamente sguarniti e la popolazione priva di un’assistenza salvavita. Il tutto avviene nel silenzio assordante di chi dovrebbe tutelare il diritto alla salute, in un’attesa passiva che accada l’irreparabile.
La situazione della sanità brindisina ha superato ogni livello di guardia. L’amara provocazione che serpeggia tra i cittadini e gli operatori è che, a questo punto, le ambulanze sembrino non servire più: chi ha un’emergenza medica è di fatto costretto ad arrangiarsi, a rischiare e a raggiungere il Pronto Soccorso con la propria auto, sperando di arrivare in tempo.
Ma il calvario non termina all’arrivo in ospedale. All’interno delle strutture sanitarie la situazione è altrettanto drammatica e si regge su un castello di carte pronto a crollare:
Pronto Soccorso “Fai da Te”: Con la cronica e vergognosa mancanza di 3 o 4 ausiliari per turno, il trasporto e lo spostamento dei pazienti sulle barelle ricadono sistematicamente sulle spalle dei parenti, trasformati in personale sanitario di fortuna. Una pratica indegna che viene cinicamente considerata parte del “carico di lavoro”.
Carenza cronica di OSS: La situazione degli Operatori Socio-Sanitari è al collasso. Si coprono i turni con appena 2 o 3 OSS, chiamati a gestire più sale contemporaneamente con ritmi massacranti. Un miracolo organizzativo che sta in piedi solo a patto che nessuno si ammali, abbia un imprevisto o chieda un sacrosanto giorno di ferie.
Reparti scoperti e personale infermieristico allo stremo: I lavoratori sono sfiniti e i reparti si troveranno a brevissimo senza le necessarie sostituzioni per i colleghi assenti per lunghi periodi, aggravando un contesto professionalmente e umanamente insostenibile.
Portinerie al limite: I servizi di accoglienza e portineria sono coperti unicamente dal personale di guardiania armata, lavoratori a loro volta in profonda sofferenza per mansioni e pressioni che esulano totalmente dal loro ruolo.
Sono mesi che la sanità brindisina versa in questo stato di totale e colpevole abbandono.
Di fronte a questo scenario di ordinaria emergenza, come UIL FP pretendiamo un segnale concreto e immediato dalla Regione Puglia. Sui tavoli prefettizi erano state fornite ampie e solenni garanzie riguardo a un intervento “celere” per risollevare i reparti e i servizi.
Oggi, a distanza di tempo e con un servizio pubblico al collasso, chiediamo pubblicamente alle istituzioni regionali: cosa si intende esattamente per “celere”? Quando si parla della vita dei cittadini e della dignità dei lavoratori, il tempo delle promesse a vuoto è esaurito. Pretendiamo risposte e fatti immediati.
Segretario Generale
UIL FP BRINDISI
. Gianluca Facecchia