La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo indagato per vari reati fra cui scommesse illegali, associazione mafiosa, tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, usura e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Respinto quindi, spiega Agipronews, il ricorso contro l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Lecce che aveva disposto il carcere per l’indagato. Secondo i giudici, dalle ricostruzioni dell’accusa emergono gravi indizi di colpevolezza, fondati non solo su intercettazioni ambientali, telefoniche e telematiche (ritenute pienamente utilizzabili) ma anche su testimonianze e analisi dei flussi finanziari, tali da giustificare la misura cautelare. L’indagato sarebbe infatti uno dei più stretti collaboratori di uno dei boss della Sacra Corona Unita di Mesagne (BR) e avrebbe messo a disposizione il suo bar per gli incontri dell’organizzazione nella gestione delle scommesse clandestine.
La Corte di Cassazione ha inoltre respinto la richiesta di attenuazione della misura cautelare perché l’indagato non avrebbe dimostrato l’interruzione dei rapporti con la criminalità organizzata che anzi sarebbero ancora in corso, secondo la ricostruzione delle indagini.