Sicurezza sul lavoro e regolarità negli appalti. Cgil: due facce della stessa medaglia


“NON E’ FATALITA’. E’ IL SISTEMA CHE VA CAMBIATO”

Questo è lo spot con cui quest’anno la Cgil Nazionale, per la “GIORNATA MONDIALE PER
LA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO”, lancia il suo grido di allarme per mettere al
centro la vita e la salute , fisica e mentale, delle lavoratrici e dei lavoratori di questo Paese.
Vita dei lavoratori che è spesso messa in pericolo dalle aberranti condizioni di lavoro poco sicure. I
dati parlano chiaro, purtroppo: anche quest’anno il bollettino di guerra è preoccupante, secondo
l’Inail nel 2025 le denunce di infortuni mortali sono state 1093, nei primi mesi del 2026 sono stati
102 . Nella provincia di Brindisi nel 2025 gli infortuni sono stati 189 di cui 5 mortali.
La tematica della sicurezza sui luoghi di lavoro va approfondita in tutta la sua complessità.
Sicuramente è necessario che le imprese investano su formazione e informazione, sui presidi e
dispositivi di sicurezza che i lavoratori hanno l’obbligo di utilizzare nei limiti della legge.
Sicuramente è necessario anche che gli organi ispettivi dapprima siano messi nelle condizioni
politiche ed economiche di “controllare” e poi siano in grado di individuare ed attenzionare tutte
quelle imprese “scorrette” che violano i contratti e le norme di sicurezza.
Ma evidentemente non basta. Abbiamo un sistema di regole degli appalti che è troppo frammentato
ed è stato peggiorato dal Codice degli Appalti vigente che liberalizza le catene dei subappalti a
cascata fino ad una deregolamentazione sfrenata del mercato del lavoro. E tali dinamiche provocano
fenomeni di illegalità, come il dumping contrattuale, soprattutto in appalti pubblici ma anche
privati, che eludono l’applicazione dei contratti di lavoro, non sempre pertinenti al reale settore
produttivo dei lavori commissionati.
Da ciò nasce la proposta di legge di iniziativa popolare della Cgil Nazionale: “Stesso lavoro, stesso
contratto”, che ha proprio lo scopo di modificare le norme relative ad affidamenti, appalti,
subappalti e distacchi, spesso strumento in mano alle aziende per comprimere diritti e salari, ridurre
le tutele in materia di salute e sicurezza, aumentare le zone grigie, illegalità, dumping contrattuale,
massimo ribasso. E questo abbattimento dei costi fa comodo a tutti tranne che ai lavoratori di quegli
appalti che sono costretti a lavorare in contesti gestiti “in economia”, con ritmi estenuanti, che sono
spesso palcoscenici di infortuni sul lavoro, spesso mortali. Ne è l’esempio l’infortunio mortale del
16 febbraio 2024 avvenuto a Firenze sul cantiere di Esselunga, in cui agivano troppe aziende
subappaltarici e i lavoratori deceduti avevano applicato un contratto metalmeccanico, diverso quindi
da quello edile di settore, perché più economico e vantaggioso.
Ma non bisogna andare molto lontano perché questi fenomeni di dumping contrattuale e
inadempienze normative lo riscontriamo anche in provincia di Brindisi.
Per contrastare tutto questo a tutela di lavoratrici, lavoratori ed imprese virtuose, con tale proposta
si chiede di introdurre integrazioni e modifiche al vigente art.29 del D.L. 276/03. Nella proposta di
legge di iniziativa popolare vogliamo affermare il principio per cui l’attività che si svolge determina
le tutele economiche e normative dei lavoratori impiegati negli appalti, le stesse riconosciute ai
lavoratori dipendenti del committente. E questo deve valere anche per quei lavoratori autonomi che
prestano in modo non occasionale la propria opera a favore di specifici committenti. E’ una
battaglia di equità e di vera solidarietà, contro ogni forma di concorrenza sleale, tra imprese e tra
lavoratori.
Si chiede di rafforzare il ruolo del committente in materia di congruità di tempi e di quantità di
manodopera. Non è pensabile che, per esempio, su un appalto di un edificio scolastico o di una
grossa infrastruttura, siano inquadrati pochi lavoratori, perché questo significherebbe favorire, in
alternativa, l’applicazione di altri contratti meno onerosi non di settore oppure, ancora peggio, il
ricorso a false partite Iva e contratti “pirata”, cioè quelli sottoscritti da sindacati poco
rappresentativi che vanno in deroga alle norme dei CCNL vigenti.
Si chiede inoltre di rafforzare ulteriormente la responsabilità in solido in capo al committente che ha
sempre l’obbligo di vigilare su tutto. Ed anche un maggior coinvolgimento dei rappresentanti
sindacali nelle informazioni contenute nei contratti di appalto.
Mettere in piedi questo sistema di regole certe consentirà di sviluppare una migliore organizzazione
del lavoro in tutti i contesti lavorativi e contribuirà certamente alla riduzione degli infortuni sul
lavoro.
Ci sembra quindi doveroso e opportuno associare il significato della GIORNATA MONDIALE
PER LA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO” del 28 aprile all’importanza della raccolta
di firme che avverrà a breve proprio a favore della proposta di legge di iniziativa popolare della
CGIL, invitando tutte e tutti ad aderirvi.

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